Più cibo per Gaza
acquisto e distribuzione di aiuti alimentari a 2.000 famiglie sfollate nella Striscia di Gaza
organizzato da: Ghazal group (Palestina)
in collaborazione con Taghyeer Organization (Palestina)
e Salaam Ragazzi dell'Olivo – Comitato di MIlano
Grazie della grande partecipazione all'evento ospitato mercoledì 6 maggio,
per presentare e aiutare a finanziare l'iniziativa solidale
per presentare e aiutare a finanziare l'iniziativa solidale
dalle 18:15 alle 20:15
presentazione dell'iniziativa solidale "Più cibo per Gaza"
la prima parte dell'evento è stata la presentazione dell’iniziativa, nella sala del negozio civico di Chiamamilano, completamente riempita.
Hanno presentato:
presentazione dell'iniziativa solidale "Più cibo per Gaza"
la prima parte dell'evento è stata la presentazione dell’iniziativa, nella sala del negozio civico di Chiamamilano, completamente riempita.
Hanno presentato:
- Anita De Donato (Dottoressa in Antropologia) e un membro di Ghazal Group dalla Palestina.
- Arturo Pinotti, membro di Salaam Ragazzi dell’Olivo – Comitato di Milano
dalle 20:15 alle 24:00
aperitivo al Colibrì, caffè letterario, di fronte a Chiamamilano
il tutto è continuato fino a tarda notte da Colibrì, dove i partecipanti hanno potuto continuare l'incontro in modo meno formale, davanti a un aperitivo.
L'incasso della serata è stato devoluto al progetto organizzato dal Gruppo Ghazal
La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza continua a deteriorarsi a causa della guerra prolungata, della distruzione diffusa delle infrastrutture, del collasso dei mercati e degli sfollamenti interni di massa. Secondo le Nazioni Unite, la stragrande maggioranza della popolazione di Gaza è stata costretta a sfollare, anche più volte, e ora vive in rifugi sovraffollati, campi informali o edifici danneggiati, con un accesso estremamente
limitato al cibo e ai beni di prima necessità.
L'insicurezza alimentare a Gaza ha raggiunto livelli catastrofici. Molte famiglie sopravvivono con un pasto al giorno o meno e in alcune zone non mangiano per giorni. L'accesso alle scorte alimentari rimane fortemente limitato a causa delle restrizioni all’introduzione di alimenti nella Striscia di Gaza imposte da Israele, delle condizioni di insicurezza e delle gravi distorsioni del mercato.
Le autorità militari israeliane limitano al minimo l’ingresso e la distribuzione di beni di prima necessità, ed in particolare del cibo (e dell’acqua), un bene altamente politicizzato il cui controllo è funzionale all’uso della fame come strumento di sterminio. L’esercito israeliano seleziona e scarta gli alimenti che hanno le proprietà nutritive maggiormente necessarie a una popolazione ridotta alla fame.
Gran parte degli aiuti alimentari portati dalle organizzazioni e dalle reti di solidarietà internazionali sono ancora bloccati ai confini della Striscia, lasciando senza cibo una popolazione martoriata dai bombardamenti, che dall’inizio dell’embargo imposto da Israele nel 2006 sopravvive soprattutto grazie agli aiuti umanitari.
Inoltre, attualmente Israele limita ulteriormente l’accesso di beni alimentari nell’area maggiormente popolata, quella a ovest della linea gialla stabilita da Israele con gli accordi di tregua dell’ottobre 2025, favorendo invece l’area controllata dall’esercito israeliano, compresa tra la linea gialla e il confine con Israele. In questo modo Israele ha creato una nuova disparità spaziale nell’accesso al cibo tra la popolazione palestinese.
La carestia creata da Israele dà adito a pratiche di speculazione molto redditizie messe in atto da attori israeliani e palestinesi, in collusione con le autorità dello Stato di Israele. Infatti, pochi grandi commercianti palestinesi riescono ad ottenere dalle autorità militari israeliane il permesso di introdurre una piccola quantità di prodotti nella Striscia di Gaza, pagando delle tangenti comprese tra i 5.000 e i 50.000 euro circa (in base alla quantità e al tipo di prodotti che chiedono di introdurre), oltre a pagare allo Stato di Israele una tassa del 16 % sul valore dei prodotti.
In questo contesto, l’offerta di prodotti alimentari del mercato locale è estremamente volatile e imprevedibile, con prezzi che variano quasi quotidianamente a seconda della disponibilità delle merci, che dipende dalle restrizioni imposte da Israele sulla quantità e sul tipo di alimenti che possono entrare nella Striscia di Gaza. Inoltre, alcuni grandi commercianti che controllano il mercato si approfittano della carestia per aumentare i loro profitti, imponendo prezzi anche dieci volte superiori a quelli di mercato. I prodotti reperibili nel mercato nero sono ancora più cari, soprattutto quelli introdotti da commercianti israeliani, anch’essi complici della mortale speculazione economica che avviene sulla pelle della popolazione
palestinese nella Striscia di Gaza.
Le famiglie sfollate a Gaza si trovano attualmente ad affrontare:
Senza un'assistenza alimentare immediata e continua, migliaia di famiglie restano in condizioni di fame e malnutrizione, in particolare bambini, anziani e persone con disabilità.
Questa situazione richiede una risposta umanitaria immediata, flessibile e rapidamente dispiegabile.
Questo progetto mira a incrementare l’accesso ai beni alimentari di prima necessità delle famiglie sfollate più vulnerabili, fornendo loro un’assistenza alimentare immediata e d’emergenza, attraverso la distribuzione di 2.000 pacchi alimentari implementata per fasi.
• Distribuire pacchi alimentari a 2.000 famiglie sfollate che si trovano nell’area della Striscia di Gaza a ovest della linea gialla, attraverso una risposta d’emergenza implementata per fasi.
• Avviare la prima distribuzione non appena saranno disponibili i fondi per 300-400 pacchi alimentari e proseguire l'implementazione del progetto in fasi successive, fino al raggiungimento dell'obiettivo stabilito di 2.000 famiglie (2.000 pacchi).
limitato al cibo e ai beni di prima necessità.
L'insicurezza alimentare a Gaza ha raggiunto livelli catastrofici. Molte famiglie sopravvivono con un pasto al giorno o meno e in alcune zone non mangiano per giorni. L'accesso alle scorte alimentari rimane fortemente limitato a causa delle restrizioni all’introduzione di alimenti nella Striscia di Gaza imposte da Israele, delle condizioni di insicurezza e delle gravi distorsioni del mercato.
Le autorità militari israeliane limitano al minimo l’ingresso e la distribuzione di beni di prima necessità, ed in particolare del cibo (e dell’acqua), un bene altamente politicizzato il cui controllo è funzionale all’uso della fame come strumento di sterminio. L’esercito israeliano seleziona e scarta gli alimenti che hanno le proprietà nutritive maggiormente necessarie a una popolazione ridotta alla fame.
Gran parte degli aiuti alimentari portati dalle organizzazioni e dalle reti di solidarietà internazionali sono ancora bloccati ai confini della Striscia, lasciando senza cibo una popolazione martoriata dai bombardamenti, che dall’inizio dell’embargo imposto da Israele nel 2006 sopravvive soprattutto grazie agli aiuti umanitari.
Inoltre, attualmente Israele limita ulteriormente l’accesso di beni alimentari nell’area maggiormente popolata, quella a ovest della linea gialla stabilita da Israele con gli accordi di tregua dell’ottobre 2025, favorendo invece l’area controllata dall’esercito israeliano, compresa tra la linea gialla e il confine con Israele. In questo modo Israele ha creato una nuova disparità spaziale nell’accesso al cibo tra la popolazione palestinese.
La carestia creata da Israele dà adito a pratiche di speculazione molto redditizie messe in atto da attori israeliani e palestinesi, in collusione con le autorità dello Stato di Israele. Infatti, pochi grandi commercianti palestinesi riescono ad ottenere dalle autorità militari israeliane il permesso di introdurre una piccola quantità di prodotti nella Striscia di Gaza, pagando delle tangenti comprese tra i 5.000 e i 50.000 euro circa (in base alla quantità e al tipo di prodotti che chiedono di introdurre), oltre a pagare allo Stato di Israele una tassa del 16 % sul valore dei prodotti.
In questo contesto, l’offerta di prodotti alimentari del mercato locale è estremamente volatile e imprevedibile, con prezzi che variano quasi quotidianamente a seconda della disponibilità delle merci, che dipende dalle restrizioni imposte da Israele sulla quantità e sul tipo di alimenti che possono entrare nella Striscia di Gaza. Inoltre, alcuni grandi commercianti che controllano il mercato si approfittano della carestia per aumentare i loro profitti, imponendo prezzi anche dieci volte superiori a quelli di mercato. I prodotti reperibili nel mercato nero sono ancora più cari, soprattutto quelli introdotti da commercianti israeliani, anch’essi complici della mortale speculazione economica che avviene sulla pelle della popolazione
palestinese nella Striscia di Gaza.
Le famiglie sfollate a Gaza si trovano attualmente ad affrontare:
- insicurezza alimentare estrema e diffusa
- mancanza di accesso a scorte alimentari sufficienti e regolari
- collasso e gravi distorsioni del mercato locale
- perdita di fonti di reddito ed esaurimento delle strategie di sopravvivenza
- prezzi dei prodotti alimentari elevati e instabili
- disparità nell’accesso ai beni alimentari, legata alla disponibilità economica di ogni famiglia
Senza un'assistenza alimentare immediata e continua, migliaia di famiglie restano in condizioni di fame e malnutrizione, in particolare bambini, anziani e persone con disabilità.
Questa situazione richiede una risposta umanitaria immediata, flessibile e rapidamente dispiegabile.
Questo progetto mira a incrementare l’accesso ai beni alimentari di prima necessità delle famiglie sfollate più vulnerabili, fornendo loro un’assistenza alimentare immediata e d’emergenza, attraverso la distribuzione di 2.000 pacchi alimentari implementata per fasi.
• Distribuire pacchi alimentari a 2.000 famiglie sfollate che si trovano nell’area della Striscia di Gaza a ovest della linea gialla, attraverso una risposta d’emergenza implementata per fasi.
• Avviare la prima distribuzione non appena saranno disponibili i fondi per 300-400 pacchi alimentari e proseguire l'implementazione del progetto in fasi successive, fino al raggiungimento dell'obiettivo stabilito di 2.000 famiglie (2.000 pacchi).
