UN RESPIRO TRA VITA E MORTE
mostra fotografica di Abood Abusalama
14-28 novembre 2025
Tutto inizia nel 1948, con la Nakba (“la catastrofe”), quando oltre 700.000 palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case e la propria terra.
Molti trovarono rifugio a Gaza, oggi una delle aree più densamente popolate e isolate al mondo.
Da allora intere generazioni vivono sotto occupazione: confini chiusi, permessi negati, bombardamenti ricorrenti.
Eppure, tra le macerie, la vita continua. Gli artisti creano, i reporter raccontano, la memoria resiste. La distruzione di vite, case e storia collettiva ha trasformato Gaza nel simbolo di un popolo che lotta per esistere.
Questa mostra è la testimonianza di chi sceglie di rimanere e non tacere.
Molti trovarono rifugio a Gaza, oggi una delle aree più densamente popolate e isolate al mondo.
Da allora intere generazioni vivono sotto occupazione: confini chiusi, permessi negati, bombardamenti ricorrenti.
Eppure, tra le macerie, la vita continua. Gli artisti creano, i reporter raccontano, la memoria resiste. La distruzione di vite, case e storia collettiva ha trasformato Gaza nel simbolo di un popolo che lotta per esistere.
Questa mostra è la testimonianza di chi sceglie di rimanere e non tacere.
Chi è Abood Abusalama - Fotoreporter
Nato nel campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Abood racconta la sua terra con uno sguardo di umanità, resistenza e verità.
Dal 2018 lavora come fotoreporter indipendente, collaborando con agenzie internazionali tra cui Anadolu Agency, Middle East Images e Xinhua News.
Fotografava la vita quotidiana: sorrisi, mare, speranza.
Poi ha continuato a scattare tra le macerie, nel buio dei bombardamenti, tra fame e disperazione.
Ha scelto di restare, per continuare a raccontare.
Nato nel campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Abood racconta la sua terra con uno sguardo di umanità, resistenza e verità.
Dal 2018 lavora come fotoreporter indipendente, collaborando con agenzie internazionali tra cui Anadolu Agency, Middle East Images e Xinhua News.
Fotografava la vita quotidiana: sorrisi, mare, speranza.
Poi ha continuato a scattare tra le macerie, nel buio dei bombardamenti, tra fame e disperazione.
Ha scelto di restare, per continuare a raccontare.



