Giornata mondiale della salute mentale 2025
10 ottobre 2025
Anche quest'anno, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Chiamamilano ospiterà un evento artistico: due mostre che usano la pittura, la fotografia e la scrittura per raccontare l'esperienza di chi affronta in prima persona il disagio e la sofferenza di problemi di salute mentale.
A cura di Alessia Spina presenteremo al pubblico SottoPelle, progetto artistico in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, e FotoTeMa, risultato di un laboratorio esperienziale di fotografia terapeutica e scrittura espressiva con persone affette da sindrome di Marfan.
A cura di Alessia Spina presenteremo al pubblico SottoPelle, progetto artistico in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, e FotoTeMa, risultato di un laboratorio esperienziale di fotografia terapeutica e scrittura espressiva con persone affette da sindrome di Marfan.
da domenica 19 a lunedì 27 ottobre 2025
mostra: FotoTeMa, Fotografia Terapeutica e Scrittura Espressiva con pazienti Marfan
inaugurazione domenica 19 ottobre alle ore 18:00
Il progetto e l’esperienza di fotografia terapeutica e scrittura espressiva presso l’IRCCS Policlinico San Donato Milanese, curato da Alessia Spina
È noto come la fotografia faciliti il percorso di riabilitazione, l’elaborazione di un lutto, l’espressione delle emozioni e la consapevolezza delle proprie risorse, ma non è ancora sufficientemente noto come questo strumento possa essere di aiuto nel contesto clinico-ospedaliero. La fotografia può supportare l’integrazione dell’esperienza di malattia, connettendo le dimensioni verbale e visuale con quella emotiva, creando un’accurata testimonianza della nostra storia e della relativa importanza.
FotoTeMa è un progetto di fotografia terapeutica e scrittura espressiva svoltosi nel 2024 presso il Policlinico San Donato, con la partecipazione di 10 pazienti affetti da sindrome di Marfan e il prezioso supporto del Centro di Cardiogenetica Vascolare nelle persone del Dott. Alessandro Pini e della Dott.ssa Nathasha Udugampolage.
Un ringraziamento particolare va anche all’Associazione J Peter Onlus, per aver contribuito alla promozione e diffusione del progetto.
La sindrome di Marfan è una patologia rara del tessuto connettivo, che può esprimersi coinvolgendo il sistema cardiovascolare, scheletrico, e l’apparato visivo. Il benessere psicofisico di questa popolazione è di fondamentale importanza e deve essere garantito anche attraverso attività di supporto psicosociale, oltre che tramite un percorso clinico standard. L’elaborazione dei processi emotivi attraverso l’utilizzo di immagini e la produzione delle stesse aiuta il soggetto a riconoscere le emozioni, conducendolo a verbalizzazioni consapevoli, prima presentate solo sotto forma di manifestazioni somatiche.
L’attività è consistita in incontri individuali e gruppali, dove i partecipanti hanno appreso tecniche di fotografia creativa e le hanno utilizzate per raccontare il proprio vissuto di malattia, con lo scopo di utilizzare la tecnica a favore dell’espressione e di una maggiore conoscenza di sé.
I contenuti emersi dalle attività hanno riguardato la personale esperienza di malattia e l’effetto positivo che l’espressione del vissuto emotivo ha avuto sul benessere, insieme all’importanza della condivisione con gli altri. I partecipanti si sono confrontati con gli altri membri del gruppo per una maggiore comprensione dell’esperienza e per comunicare alla comunità scientifica e alla popolazione generale le criticità correlate alla malattia, non solo a livello medico ma anche a livello psicosociale.
Il dialogo di gruppo ha incoraggiato l’identificazione di problematiche salienti e la produzione di una coscienza collettiva che ha prodotto messaggi utili per una maggiore sensibilizzazione sulla sindrome di Marfan, in particolare, e sulle malattie rare, in generale, al fine di evitare stigma e stereotipi discriminanti.
I temi emersi durante il percorso hanno riguardato, in particolare, il continuum normalità-patologia, l’accettazione della malattia, l’integrazione della stessa, il potere del gruppo, e l’empowerment, motore principale di questa iniziativa di ricerca-azione partecipata.
PARTECIPANTI E AUTORI DELLE FOTOGRAFIE:
Aurora Canella, Carla Corti, Franca Bulai, Gabriele Pellegrino, Giovanna Rinolfi,
Liu Flavia Iulli, Luigi Meggiarin, Mario Tosetti, Sara Battaglia, Veronica Ghiglino
mostra: FotoTeMa, Fotografia Terapeutica e Scrittura Espressiva con pazienti Marfan
inaugurazione domenica 19 ottobre alle ore 18:00
Il progetto e l’esperienza di fotografia terapeutica e scrittura espressiva presso l’IRCCS Policlinico San Donato Milanese, curato da Alessia Spina
È noto come la fotografia faciliti il percorso di riabilitazione, l’elaborazione di un lutto, l’espressione delle emozioni e la consapevolezza delle proprie risorse, ma non è ancora sufficientemente noto come questo strumento possa essere di aiuto nel contesto clinico-ospedaliero. La fotografia può supportare l’integrazione dell’esperienza di malattia, connettendo le dimensioni verbale e visuale con quella emotiva, creando un’accurata testimonianza della nostra storia e della relativa importanza.
FotoTeMa è un progetto di fotografia terapeutica e scrittura espressiva svoltosi nel 2024 presso il Policlinico San Donato, con la partecipazione di 10 pazienti affetti da sindrome di Marfan e il prezioso supporto del Centro di Cardiogenetica Vascolare nelle persone del Dott. Alessandro Pini e della Dott.ssa Nathasha Udugampolage.
Un ringraziamento particolare va anche all’Associazione J Peter Onlus, per aver contribuito alla promozione e diffusione del progetto.
La sindrome di Marfan è una patologia rara del tessuto connettivo, che può esprimersi coinvolgendo il sistema cardiovascolare, scheletrico, e l’apparato visivo. Il benessere psicofisico di questa popolazione è di fondamentale importanza e deve essere garantito anche attraverso attività di supporto psicosociale, oltre che tramite un percorso clinico standard. L’elaborazione dei processi emotivi attraverso l’utilizzo di immagini e la produzione delle stesse aiuta il soggetto a riconoscere le emozioni, conducendolo a verbalizzazioni consapevoli, prima presentate solo sotto forma di manifestazioni somatiche.
L’attività è consistita in incontri individuali e gruppali, dove i partecipanti hanno appreso tecniche di fotografia creativa e le hanno utilizzate per raccontare il proprio vissuto di malattia, con lo scopo di utilizzare la tecnica a favore dell’espressione e di una maggiore conoscenza di sé.
I contenuti emersi dalle attività hanno riguardato la personale esperienza di malattia e l’effetto positivo che l’espressione del vissuto emotivo ha avuto sul benessere, insieme all’importanza della condivisione con gli altri. I partecipanti si sono confrontati con gli altri membri del gruppo per una maggiore comprensione dell’esperienza e per comunicare alla comunità scientifica e alla popolazione generale le criticità correlate alla malattia, non solo a livello medico ma anche a livello psicosociale.
Il dialogo di gruppo ha incoraggiato l’identificazione di problematiche salienti e la produzione di una coscienza collettiva che ha prodotto messaggi utili per una maggiore sensibilizzazione sulla sindrome di Marfan, in particolare, e sulle malattie rare, in generale, al fine di evitare stigma e stereotipi discriminanti.
I temi emersi durante il percorso hanno riguardato, in particolare, il continuum normalità-patologia, l’accettazione della malattia, l’integrazione della stessa, il potere del gruppo, e l’empowerment, motore principale di questa iniziativa di ricerca-azione partecipata.
PARTECIPANTI E AUTORI DELLE FOTOGRAFIE:
Aurora Canella, Carla Corti, Franca Bulai, Gabriele Pellegrino, Giovanna Rinolfi,
Liu Flavia Iulli, Luigi Meggiarin, Mario Tosetti, Sara Battaglia, Veronica Ghiglino
da venerdì 10 a venerdì 17 ottobre 2025
mostra: SottoPelle
inaugurazione venerdì 10 ottobre alle ore 18:30
Un progetto di Anna Ongaro, Giorgia Gaccione, Roxana Elena Popa, Agnese Anna, Franca Sini, Marta Ferracioli, a cura di Alessia Spina e con la partecipazione di Oliviero Passera
Il dolore è un’esperienza universale. Da sempre accompagna l’essere umano, tanto che già gli antichi greci ne riconoscevano il valore trasformativo.
Dicevano πάθει μάθος (páthei máthos), ovvero “attraverso la sofferenza, l’apprendimento”.
Un concetto semplice e profondo: il dolore insegna, ma per apprendere davvero servono pazienza, consapevolezza, e coraggio di stare dentro a ciò che fa male.
Il dolore, però, non è tutto uguale. Il dolore fisico lo riconosciamo, lo vediamo, lo nominiamo senza vergogna, lo giustifichiamo.
Il dolore psicologico no, lo evitiamo. Un male sottile, silenzioso, che si insinua tra le pieghe dell’anima, che si nasconde nelle crepe del quotidiano, che fatichiamo a riconoscere e legittimare e che, con difficoltà, si mostra alla luce del giorno.
È una sofferenza che non lascia lividi visibili, ma che può essere altrettanto -se non più- lacerante.
In realtà, dolore fisico e psichico camminano spesso insieme. Ignari o volutamente tali, cadiamo nell’errore di Cartesio, scindendo mente e corpo.
I disturbi psicologici e psichiatrici sono una realtà tangibile, diffusa e pervasiva, eppure ancora oggi trattata come un tabù.
Non se ne parla abbastanza, non se ne parla con il giusto tono. Chi ne soffre spesso si sente solo, abbandonato, invisibile, giudicato. Ma se c’è qualcuno che può spezzare questo silenzio, sono proprio le persone che convivono ogni giorno con questa realtà.
È per questo che siamo qui.
Siamo un gruppo di quattro ragazze, diverse ma unite da un’esperienza comune: viviamo e affrontiamo, ciascuna a suo modo, la sofferenza psicologica. E abbiamo deciso di non restare in silenzio. Vogliamo parlare, gridare, raccontare al mondo che cosa significa convivere con questa sofferenza. Cosa comporta. Come ci si sente. Quanto costa.
Ma anche -e soprattutto- vogliamo mostrare che avere una malattia mentale non ci definisce né ci limita.
Siamo molto di più delle nostre diagnosi. Ci improvvisiamo pittrici, scrittrici, modelle, fotografe. Usiamo l’arte come linguaggio, come ponte, come testimonianza. Trasformiamo il nostro dolore in qualcosa di visibile, tangibile, condivisibile.
Perché ciò che spesso passa inosservato, noi lo vogliamo rendere evidente.
Perché dietro ogni sorriso spezzato, ogni sguardo basso, ogni silenzio troppo lungo, c’è una storia che merita di essere ascoltata.
E noi siamo qui per raccontarla.
mostra: SottoPelle
inaugurazione venerdì 10 ottobre alle ore 18:30
Un progetto di Anna Ongaro, Giorgia Gaccione, Roxana Elena Popa, Agnese Anna, Franca Sini, Marta Ferracioli, a cura di Alessia Spina e con la partecipazione di Oliviero Passera
Il dolore è un’esperienza universale. Da sempre accompagna l’essere umano, tanto che già gli antichi greci ne riconoscevano il valore trasformativo.
Dicevano πάθει μάθος (páthei máthos), ovvero “attraverso la sofferenza, l’apprendimento”.
Un concetto semplice e profondo: il dolore insegna, ma per apprendere davvero servono pazienza, consapevolezza, e coraggio di stare dentro a ciò che fa male.
Il dolore, però, non è tutto uguale. Il dolore fisico lo riconosciamo, lo vediamo, lo nominiamo senza vergogna, lo giustifichiamo.
Il dolore psicologico no, lo evitiamo. Un male sottile, silenzioso, che si insinua tra le pieghe dell’anima, che si nasconde nelle crepe del quotidiano, che fatichiamo a riconoscere e legittimare e che, con difficoltà, si mostra alla luce del giorno.
È una sofferenza che non lascia lividi visibili, ma che può essere altrettanto -se non più- lacerante.
In realtà, dolore fisico e psichico camminano spesso insieme. Ignari o volutamente tali, cadiamo nell’errore di Cartesio, scindendo mente e corpo.
I disturbi psicologici e psichiatrici sono una realtà tangibile, diffusa e pervasiva, eppure ancora oggi trattata come un tabù.
Non se ne parla abbastanza, non se ne parla con il giusto tono. Chi ne soffre spesso si sente solo, abbandonato, invisibile, giudicato. Ma se c’è qualcuno che può spezzare questo silenzio, sono proprio le persone che convivono ogni giorno con questa realtà.
È per questo che siamo qui.
Siamo un gruppo di quattro ragazze, diverse ma unite da un’esperienza comune: viviamo e affrontiamo, ciascuna a suo modo, la sofferenza psicologica. E abbiamo deciso di non restare in silenzio. Vogliamo parlare, gridare, raccontare al mondo che cosa significa convivere con questa sofferenza. Cosa comporta. Come ci si sente. Quanto costa.
Ma anche -e soprattutto- vogliamo mostrare che avere una malattia mentale non ci definisce né ci limita.
Siamo molto di più delle nostre diagnosi. Ci improvvisiamo pittrici, scrittrici, modelle, fotografe. Usiamo l’arte come linguaggio, come ponte, come testimonianza. Trasformiamo il nostro dolore in qualcosa di visibile, tangibile, condivisibile.
Perché ciò che spesso passa inosservato, noi lo vogliamo rendere evidente.
Perché dietro ogni sorriso spezzato, ogni sguardo basso, ogni silenzio troppo lungo, c’è una storia che merita di essere ascoltata.
E noi siamo qui per raccontarla.








