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UN "MARE" DI FIRME Grande successo per la raccolta firme contro la privatizzazione dellacqua. Adesso è fondamentale raggiungere il quorum ai tre referendum
Un milione e novemilanovecentoquattro “no” alla privatizzazione dell’acqua. Oltre 300 mila in più dell’obiettivo inizialmente auspicato.
è l’importante traguardo raggiunto in poco più di due mesi con la raccolta firme contro il Decreto Ronchi che prevede di fatto la cessione al mercato del servizio idrico attraverso la dismissione della proprietà pubblica e delle relative infrastrutture e l’entrata in scena degli operatori privati.
Solo in Lombardia la raccolta ha raggiunto quota 230.378, con la Provincia di Milano capofila con le sue 80.927 firme.
“Questi numeri sono il risultato del lavoro capillare e instancabile dei Comitati, prima nell'organizzazione dei banchetti, poi nella certificazione dei moduli -ha dichiarato Roberto Fumagalli, referente per la Lombardia campagna Referendum acqua- Un esito che fa dire dalla Lombardia, così come da tutta Italia, dove sono state raccolte in totale più di 1 milione di firme, un chiaro no alla privatizzazione dell'acqua”.
Un successo ottenuto grazie all’impegno e alla vitalità del mondo dell’associazionismo, che dimostra non solo di essere esemplarmente radicato in città, ma di contribuire anche, a prescindere dall’intervento delle forze politiche, al coinvolgimento dei cittadini in battaglie di rilevante interesse pubblico.
Le firme verranno consegnate lunedì 19 luglio alla Corte di Cassazione. Da qui la strada verso la salvaguardia del servizio idrico inizierà ad essere ancora più ripida.
Infatti, se il raggiungimento di oltre un milione di firme conferma la mobilitazione a livello nazionale per l’abrogazione del Decreto Ronchi attraverso i tre quesiti posti nel referendum, bisognerà raggiungere il quorum.
La nuova sfida sarà quella di riuscire a superare il livello di sensibilizzazione raggiunto con la raccolta firme e di portare “dalla parte dell’acqua pubblica” una fetta molto più ampia degli elettori: almeno la metà più uno.
Giulia Cusumano
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