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 notiziario 327 del 26-02-2009

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STAZIONE CHE VAI, LABIRINTO CHE TROVI
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STAZIONE CHE VAI, LABIRINTO CHE TROVI
I nuovissimi e bellissimi tapis roulant della Stazione Centrale allungano i tempi di accesso alle banchine e sono inaccessibili ai portatori di handicap

Sarà nostalgia per le “morenti” Linate e Malpensa, fatto sta che arrivando alla Stazione Centrale di Milano si ha quasi l’impressione di atterrare in un aeroporto.
Con gli imponenti lavori di restauro iniziati nel 2003 l’antica Stazione ferroviaria non ha soltanto cambiato facciata, ma ha visto completamente ridefinito l’assetto originario.
L’elemento che più salta all’occhio, oltre all’evidente imbiancatura e ristrutturazione dei marmi, è il radicale tocco d’innovazione apportato dalle 16 rampe mobili che si snodano per un totale di 522 metri.
I viaggiatori che fino a ieri utilizzavano le scale mobili per arrivare ai treni, oggi sono di fronte a un bivio: affrontare lo stesso percorso salendo le scale tradizionali, barcamenandosi quindi tra valige e valigioni, oppure usufruire dei tappeti mobili rischiando di perdere il treno.
Sì, perché le rampe mobili invece di risalire linearmente seguono un tortuoso e labirintico tragitto allungando notevolmente i tempi di accesso alle banchine.
Come a Linate o Malpensa, lungo il percorso apriranno a breve negozi e punti di ristoro. Come se una stazione dei treni, parimenti ad un aeroporto, avesse bisogno di luoghi di “intrattenimento” per i passeggeri in attesa di partire.
Sarà strano, ma nell’immaginario comune il pendolare è sempre di fretta, arriva in stazione all’ultimo minuto, e non ha tempo di intrattenersi tra vetrine e caffetterie, tanto meno di affannarsi a risalire tappeti meccanici lenti poco funzionali.
I tapis roulant hanno poi un’ulteriore controindicazione: non sono accessibili agli invalidi per via dei paletti di metallo all’ingresso che impediscono l’accesso alle sedie a rotelle. Questo, recita il cartello esplicativo, “per evitare il passaggio di carrelli portabagagli o carrelli in genere”. Peccato che, come denunciato pochi giorni dal Codici (Centro Diritti del Cittadino), l’ascensore per disabili sia spesso fuori uso.
Stazione inaccessibile anche per le biciclette; nessuna canalina o scivolo lungo le scale fisse e divieto di utilizzo degli ascensori per salire ai binari.
Terzo tallone d’Achille del nuovo “impianto di risalita” è rappresentato dalla segnaletica discontinua e poco funzionale. Per chi arriva in stazione per la prima volta il percorso per raggiungere Piazza Duca D’Aosta, alla stazione della metro o ai taxi è tutt’altro che intuitivo.
Chi, raggiunto il piano terra credesse di trovare un percorso facilitato per accedere con la valigia in metropolitana, rimarrà deluso; li sono rimaste solo le scale tradizionali.

Giulia Cusumano e Antiniska Pozzi

 
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