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LADRI DI BICICLETTE Tantissime le bici rubate anche in centro città, scarsi i controlli, pochissime le denunce.
Mentre alla Mostra del Cinema di Venezia è in arrivo la versione
restaurata del capolavoro di De Sica, anche a Milano va in scena il
grande classico dell’estate: “ladri di biciclette”.
Complici l’afa e la prolungata serrata dei negozi, le strade della
città sono diventate vere e proprie zone franche per i liberi
professionisti del furto a due ruote.
E così, anche tra i condomìni di una stradina residenziale ad appena un
chilometro e mezzo dal Duomo- dove militari, poliziotti, carabinieri e
finanzieri fanno a gara per chi vigila meglio- le bici spariscono in un
batter di ciglia.
“Sono stata via per il fine settimana e al mio rientro la bicicletta
era sparita. Eppure l’avevo legata nel cortile condominiale”- racconta
una residente. “La settimana scorsa avevano preso anche quella della
mia coinquilina, scippata appena due giorni prima a pochi metri da
casa” - prosegue la malcapitata.
Le bici spariscono in centro, forse più che in periferia, dove paradossalmente si contano quelle abbandonate.
Secondo i dati Fiab, Federazione italiana Amici della Bicicletta, ogni
anno a Milano vengono rubate 10 mila biciclette; più di 20 al giorno.
Meno di 20 all’anno invece le denunce: perché in fondo, chi viene
derubato, sa bene di non avere chance di recuperare la propria bici.
Eppure il fenomeno andrebbe denunciato, quanto meno per far alzare il
livello di guardia delle forze dell’ordine sull’annosa questione.
E’ un vero e proprio giro d’affari infatti quello che ruota attorno ai
furti di biciclette. Basta fare un salto alla Fiera di Sinigaglia, ai
Giardini di Piazzale Cantore o ancora, come ci riferiscono dalla Fiab,
al Parco delle Basiliche in zona Molino delle Armi. Ci si trova di
tutto; dalla classica bianchina alla mountain bike da bambino.
Ma, come spesso accade in questo Paese, tutti sanno e nessuno interviene.
E così il circolo vizioso è destinato a perpetuare; il derubato, deciso
a non farsi più fregare, si arrende a comprare una bici usata, magari a
sua volta sottratta ad un altro sventurato. La compra a metà prezzo,
magari un po’ scassata, meno appetibile per potenziali ladruncoli di
strada, che però finiranno per rubare lo stesso, magari una ruota,
magari un fanale, tanto poi si ricicla tutto.
In alcune città d’Europa e da un paio d’anni anche d’Italia è nato un
sistema di marchiatura che prevede l’applicazione di un codice
identificativo indelebile al telaio della bici. Questo codice, insieme
ai dati del proprietario, viene trasmesso ad un registro creato ad hoc.
In questo modo si crea un deterrente per i ladri e si agevola la
procedura di ritrovamento della bici rubata.
Dalla Fiab ci comunicano che si stanno attivando per cercare di portare
il sistema anche a Milano, ma che ci vorrà del tempo per le lungaggini
burocratiche previste per il reperimento dei fornitori del servizio e
la sua relativa attivazione.
Nel frattempo tra piste ciclabili pressoché inesistenti e bici in
costante “pericolo di vita”, è comprensibile che un cittadino rinunci
agli spostamenti su due ruote.
Nell’attesa del Bike Sharing, il sistema di noleggio di biciclette
pubbliche più volte annunciato e puntualmente rimandato dal Comune, al
ciclista non resta che sperare nella buona sorte; le statistiche dicono
che anche la sua bici, nel giro di 10 anni, è destinata a sparire.
G.C.
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