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PESSIMI SEGNALI Palazzo Marino mette le mani avanti, chiede al Governo la moratoria per le sospensive del TAR e chiude al dialogo con i cittadini
I
prossimi sette anni che separano Milano dall’evento, l’Expo, destinato
a cambiare comunque il volto della città, potrebbero essere il banco di
prova per un nuovo modo di gestire le trasformazioni urbane.
Nell’ultimo quindicennio abbiamo assistito ad uno scontro senza
confronto tra Amministrazione e cittadini su piccole e grandi opere:
dai grandi progetti del Garibaldi-Repubblica e dell’ex Fiera alla
miriade di parcheggi voluti dall’ex Sindaco Albertini.
Per anni Palazzo Marino ha proceduto come uno schiacciasassi sugli
scacchieri dell’urbanistica e delle opere pubbliche incurante non solo
delle proteste ma anche delle proposte, snobbando appelli di residenti
e persino quelli di architetti e urbanisti di fama internazionale.
Saranno stati a volte appelli e proteste pretestuosi, in altre
occasioni dettati da pregiudizi politici, ma in molti casi –purtroppo
inascoltati– comitati e cittadini hanno avuto ragione da vendere, come,
solo per fare degli esempi, nel caso del parcheggio di via Ampere, dove
i palazzi di sono inclinati e fessurati fin dalle fondamenta, o in
quello della ex Fiera, dove le continue modifiche apportate al progetto
dimostrano che sin dall’inizio si poteva –e si può ancora– far molto
meglio.
L’Expo, dicevamo, potrebbe essere un’occasione per segnare una netta
discontinuità rispetto ad un recente passato nel quale
l’Amministrazione locale ha costretto i cittadini a rivolgersi al TAR
per essere ascoltati.
Eppure sembra che questa possibilità sia destinata a sfumare.
Il Sindaco ha espressamente chiesto al Governo che si insedierà da qui
a pochi giorni di mettere in agenda tra i suoi primi provvedimenti una
moratoria delle sospensive che il TAR potrebbe pronunciare in seguito
ad eventuali ricorsi contro cantieri e opere per l’Expo 2015.
Questa decisione, che purtroppo è assai più di una semplice
possibilità, darebbe corpo ad un retropensiero che mette le mani
avanti.
Infatti, nonostante le promesse di condivisione, sostenibilità e
trasparenza, fatte appena prima e appena dopo la vittoria parigina del
31 marzo scorso, a Palazzo Marino sembrano intenzionati a procedere
senza mettere nel novero delle possibilità un confronto reale con la
cittadinanza. Anzi, marciando sull’onda di un pregiudizio per il quale
cittadini e comitati non sapendo come passare il proprio tempo
ricorrerebbero al Tribunale amministrativo, come se ciò non comportasse
un iter assai lungo e una spesa iniziale di almeno cinquemila euro.
L’Expo, occasione tanto attesa per una città ferma da troppo tempo, non
può ridursi ad una mera partita immobiliare condita da una nuova linea
del metro, della quale, per il momento, non si conosce nemmeno il tracciato preciso, né ad un megabusiness turistico.
L’Expo 2015 potrebbe essere l’occasione, dopo decenni, di ripensare lo
sviluppo –urbanistico, economico e sociale– di Milano attraverso un
percorso condiviso, aperto ai contributi di tutte le forze vive della
città a partire dai cittadini. Potrebbe essere, ma a guardare questi
primi pessimi segnali forse dobbiamo rassegnarci a dire avrebbe potuto
essere.
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