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LA COMMISSIONE CHE NON SHA DA FARE A Palazzo Marino la maggioranza boccia la proposta dellopposizione di istituire una commissione dindagine sugli interessi mafiosi nella città, nonostante lallarme lanciato dallAntimafia
“Milano e La Lombardia rappresentano la metafora della ramificazione molecolare della ‘ndrangheta in tutto il nord.”
Inizia così il capitolo VII della relazione della Commissione parlamentare Antimafia pubblicato il 20 febbraio scorso.
“Sunrise”, “Caracas Express”, “Stupor Mundi”, “Dirty Money”: non sono i
nomi dei nuovi cocktail animatori dell’happy hour milanese, ma quelli
che caratterizzano alcune delle più importanti operazioni eseguite
dalla Squadra Mobile di Milano negli ultimi anni.
Non solo ‘ndrangheta, con la capostipite cosca dei
Morabito-Palamara-Bruzzaniti, non solo criminalità albanese, russa e
ucraina, non solo traffico di droga e riciclaggio di denaro. Il quadro
del rapporto è assolutamente impietoso.
Parla di “preoccupanti segnali della persistenza di organizzazioni di
tipo mafioso che si caratterizzano per una capillare occupazione di
interi settori della vita economica e politico-istituzionale”.
Parla di usura, sfruttamento alla prostituzione, estorsioni in danno dei pubblici esercizi.
Parla soprattutto del grande business del settore edilizio “nel quale
va compreso quello degli scavi e del movimento terra, delle costruzioni
vere e proprie, sino all’intermediazione realizzata da agenzie
immobiliari collegate, del settore ristoranti, bar, del settore delle
agenzie che forniscono addetti ai servizi di sicurezza, del settore dei
servizi di logistica”.
E’ una mafia “invisibile”, riprodottasi attraverso una “strategia di
inabissamento” anche a causa delle “scarse risorse specializzate messe
in campo” e dal “contesto di disattenzione” dell’opinione pubblica,
allarmata più da fenomeni di microcriminalità collegata alla
presenza di stranieri che dalla percezione di una radicale
infiltrazione ambientale di tipo mafioso.
E allora non è poi così scontato che tutti i cittadini siano a
conoscenza dello spaccato di Quarto Oggiaro, “vera e propria zona
franca per l’illegalità”, in cui settecento delle quattromila case
popolari gestite dall’Aler sono occupate abusivamente “con l’accesso
controllato direttamente dagli uomini della ‘ndrangheta”.
Non è così automatico che il pensionato che non arriva a fine mese si
interroghi sul giro d’affari che ruota attorno a quella frutta e quella
verdura che trova a buon prezzo all’Ortomercato. Area che, “nonostante
la gestione comunale”, è descritta nel Rapporto della Commissione come
“zona franca controllata da un caporalato aggressivo, padrone del
lavoro nero e all’interno della quale il Presidio di Polizia risultava
(nel 2004 ndr) chiuso da anni, mentre i Vigili Urbani evitavano quasi
sempre di intervenire”.
E’ in questo quadro che si situa la proposta avanzata dall’opposizione
di Palazzo Marino di istituire una Commissione speciale di inchiesta
“sugli interessi mafiosi attivi nel territorio cittadino”.
Una Commissione “conoscitiva”, spiega Carmela Rozza ( ascolta l'intervista),
consigliera del Pd e prima firmataria della mozione, in grado di
fotografare le situazioni riconducibili al fenomeno della mafia.
Accendere i riflettori sulla realtà radicata e capillare della tratta
di donne e bambini, colmare la zona grigia relativa ai controlli dei
subappalti, alzare la guardia sulle irregolarità nel comparto
immobiliare, intervenendo dove possibile con le prassi amministrative,
e collaborando con la magistratura senza sovrapporsi o interferire con
l’attività giudiziaria: questi i punti chiave della mozione consiliare.
Proposta caduta nel vuoto, con la maggioranza contraria alla creazione di uno “strumento inutile”. Lo sostiene Giulio Gallera ( ascolta l'intervista), capogruppo di FI e lo ribadisce Carlo Fidanza ( ascolta l'intervista), capogruppo di An, preoccupato del rischio di un’eventuale “strumentalizzazione politica”.
“La maggioranza ignora il problema -sostiene Carmela Rozza-. La mafia
si nutre proprio dei soggetti che vogliono ignorare la sua esistenza”-.
“Si tratta di una forma di chiusura a riccio da casta della politica
che ritiene che con queste indagini si voglia colpire questa o quella
amministrazione” Afferma Basilio Rizzo (
ascolta l'intervista) della Lista Uniti con Dario Fo, ricordando il
successo di altre commissioni analoghe istituite all’inizio degli anni
‘90.
“C’è una distanza tra le volontà manifestate e le realizzazioni pratiche”. Denuncia Lorenzo Frigerio ( ascolta l'intervista),
referente dell’Associazione Libera in Lombardia. “Se la maggioranza
voleva veramente affrontare il problema doveva accogliere la proposta
della minoranza, invece ci si limita a parlare di queste cose con i
giornali quando la questione viene sollevata. Così non si va da nessuna
parte.”
“La politica faccia la politica, chi ha il dovere di contrastare il
crimine lo faccia con la divisa o la toga.” Ribatte Fidanza.
“A Milano ed in Lombardia, più che altrove, l’aggressione al cuore
economico delle mafie deve rappresentare la vera sfida”, conclude il
rapporto della Commissione Parlamentare Antimafia relativo al nostro
territorio.
Sfida in cui, a quanto pare, il Comune di Milano non può, non vuole o non deve avere voce in capitolo.
Giulia Cusumano
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