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BRUCIA MONNEZZA, BRUCIA Lemergenza rifiuti della Campania rimbalza su Milano. Comune e Regione vogliono un nuovo inceneritore, la Provincia prende tempo
Documento senza titolo
Era prevedibile; il tanfo della “monnezza” campana ha raggiunto il territorio lombardo, riportando in auge la spinosa questione dello smaltimento rifiuti.
Che c’azzecca Napoli con Milano? Poco o niente. Fatto sta che anche qui è di nuovo, inevitabilmente, “toto-termovalorizzatore”.
Si farà? Dove? Quando? E soprattutto: cui prodest?
Dell’opportunità di costruire un nuovo impianto nella nostra città si parla ormai da tempo. Come abbiamo già ampiamente documentato, la faccenda è piuttosto controversa e i nodi da sciogliere parecchi.
Da un lato Comune e Regione sostengono l’urgenza di giungere quanto prima all’approvazione del progetto; dall’altra la Provincia ne ritiene rimandabile la realizzazione, privilegiando la strada del potenziamento della raccolta differenziata e dell’allargamento degli impianti già esistenti ( ascolta l'intervista all'Assessore all’Ambiente Bruna Brembilla).
I dati previsionali forniti da Palazzo Isimbardi d’altra parte parlano chiaro: entro il 2011 si registrerà un incremento di 507 mila tonnellate da smaltire. “Silla 2”, attualmente l’unico termovalorizzatore milanese, è in grado di bruciarne 450 mila l’anno. Sulla base di questi dati diventa difficile negare l’esigenza di un altro impianto.
Il ragionamento dell’Assessore al Verde, Maurizio Cadeo ( ascolta l'intervista), sembra non fare una piega: allarmistico prevedere un “rischio Campania”, ma è anche vero che prevenire è meglio che curare.
La domanda, però, sorge spontanea: sicuri che l’unico interesse di Comune e Regione sia quello di scongiurare una crisi simile a quella che nel novembre di dodici anni fa mise in ginocchio Milano, quando i sacchi della spazzatura erano ammucchiati nelle strade?
Sicuri che le rinnovate pressioni sull’onda d’urto dello scempio partenopeo non siano figlie di esigenze politico-strategiche?
Perché, è bene ricordarlo, la costruzione di un nuovo termovalorizzatore è già scritta nero su bianco sul Bilancio di A2A S.p.a, (public utility nata dalla fusione della milanese Aem e della bresciana Asm).
Per raggiungere la soglia di pariteticità con l’azienda bresciana e quindi procedere alla fusione, infatti, non solo è stato necessario l’incorporamento di Amsa in Aem, ma si è dovuto incrementare –per il momento sulla carta– il patrimonio di Aem, conferendole il valore del 50% di un nuovo ipotetico impianto di smaltimento (circa 180 milioni di euro). È evidente, a questo punto, che qualora il progetto non andasse in porto, il Comune milanese rischierebbe di veder saltare gli accordi raggiunti con Brescia, perdendo il controllo paritetico su A2A.
Seconda cosa: ai cittadini milanesi, nell’interesse dei quali dovrebbe agire ogni decisione comunale, che vantaggi ha portato la fusione? Nemmeno la Tarsu (tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani) è stata diminuita.
Altro problema: dove “piazzare” un impianto che nessun Comune dell’hinterland vuole e come evitare una “reazione Pianura” con barricate e insurrezioni cittadine? Dopo la secca smentita della Provincia sull’ipotesi Opera –in realtà caldeggiata dal Comune che dava la localizzazione per acquisita già sei mesi fa– tra i comuni del sud Milano (i più papabili, visto che Silla2 si trova a nord) si riaccende l’allarme.
Secondo l’Assessore Cadeo bisogna uscire da una posizione ideologico-propagandistica e affrontare la questione in maniera coscienziosa. “L’impatto ambientale –assicura– con le nuove tecnologie sarebbe assolutamente risibile”. Per dirla sempre a mo’ di slogan, insomma; meglio un termovalorizzatore oggi che tonnellate di “monnezza” domani.
Di tutt’altro avviso Andrea Gaiardelli, ( ascolta l'intervista) Capogruppo dei Verdi in Consiglio Provinciale, che punta il dito su un’errata e strumentale interpretazione dei dati forniti dalla Provincia: “Delle 500 mila tonnellate in più previste entro il 2011, sono solo 100 mila quelle di rifiuti urbani. Di queste, 50 mila riguardano la futura provincia di Monza e Brianza e quindi dovranno trovare un soddisfacimento nella futura provincia. Le altre 50 mila riguardano il territorio della provincia di Milano. Numericamente si tratta di una frazione ridotta su cui è si può intervenire con sistemi di gestione diversi: incremento della raccolta differenziata e potenziamento dell’impianto esistente”. Le parole del Capogruppo dei Verdi in Provincia rimettono al centro della vicenda il difficile equilibrio raggiunto sul Piano rifiuti nella scorsa estate a Palazzo Isimbardi: su questo punto la maggioranza di centrosinistra che sostiene Penati ha rischiato di spaccarsi e i Verdi di un nuovo termovalorizzatore non vogliono sentir parlare.
La battaglia è ancora tutta da giocare. Il Piano dei Rifiuti 2008-2011 approvato a luglio dalla Provincia giace ancora sulle scrivanie del Pirellone. C’è da scommettere che presto il plico verrà rispedito al mittente con una richiesta di revisione.
A quel punto la Provincia non potrà far altro che ingranare la retromarcia e acconsentire alla realizzazione del nuovo impianto.
Epilogo già scritto, in fondo, nel Bilancio di A2A.
Giulia Cusumano
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