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 notiziario 272 del 17-01-2008

“TORNO” SUBITO (o forse no)
BRUCIA MONNEZZA, BRUCIA
E FERRARA SPACCA FORZA ITALIA
SCENE DI GUERRA…CULTURALE
EX FIERA: LA FRETTA DI OGGI E I NODI IRRISOLTI DI IERI
CARA MIA FAMIGLIA: FUORI E DENTRO LA BRIANZA
 
 
 
 
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BRUCIA MONNEZZA, BRUCIA
L’emergenza rifiuti della Campania rimbalza su Milano. Comune e Regione vogliono un nuovo inceneritore, la Provincia prende tempo

Documento senza titolo

Era prevedibile; il tanfo della “monnezza” campana ha raggiunto il territorio lombardo, riportando in auge la spinosa questione dello smaltimento rifiuti.
Che c’azzecca Napoli con Milano? Poco o niente. Fatto sta che anche qui è di nuovo, inevitabilmente, “toto-termovalorizzatore”.
Si farà? Dove? Quando? E soprattutto: cui prodest?
Dell’opportunità di costruire un nuovo impianto nella nostra città si parla ormai da tempo. Come abbiamo già ampiamente documentato, la faccenda è piuttosto controversa e i nodi da sciogliere parecchi.
Da un lato Comune e Regione sostengono l’urgenza di giungere quanto prima all’approvazione del progetto; dall’altra la Provincia ne ritiene rimandabile la realizzazione, privilegiando la strada del potenziamento della raccolta differenziata e dell’allargamento degli impianti già esistenti (ascolta l'intervista all'Assessore all’Ambiente Bruna Brembilla).
I dati previsionali forniti da Palazzo Isimbardi d’altra parte parlano chiaro: entro il 2011 si registrerà un incremento di 507 mila tonnellate da smaltire. “Silla 2”, attualmente l’unico termovalorizzatore milanese, è in grado di bruciarne 450 mila l’anno. Sulla base di questi dati diventa difficile negare l’esigenza di un altro impianto.
Il ragionamento dell’Assessore al Verde, Maurizio Cadeo (ascolta l'intervista), sembra non fare una piega: allarmistico prevedere un “rischio Campania”, ma è anche vero che prevenire è meglio che curare.
La domanda, però, sorge spontanea: sicuri che l’unico interesse di Comune e Regione sia quello di scongiurare una crisi simile a quella che nel novembre di dodici anni fa mise in ginocchio Milano, quando i sacchi della spazzatura erano ammucchiati nelle strade?
Sicuri che le rinnovate pressioni sull’onda d’urto dello scempio partenopeo non siano figlie di esigenze politico-strategiche?
Perché, è bene ricordarlo, la costruzione di un nuovo termovalorizzatore è già scritta nero su bianco sul Bilancio di A2A S.p.a, (public utility nata dalla fusione della milanese Aem e della bresciana Asm).
Per raggiungere la soglia di pariteticità con l’azienda bresciana e quindi procedere alla fusione, infatti, non solo è stato necessario l’incorporamento di Amsa in Aem, ma si è dovuto incrementare –per il momento sulla carta– il patrimonio di Aem, conferendole il valore del 50% di un nuovo ipotetico impianto di smaltimento (circa 180 milioni di euro). È evidente, a questo punto, che qualora il progetto non andasse in porto, il Comune milanese rischierebbe di  veder saltare gli accordi raggiunti con Brescia, perdendo il controllo paritetico su A2A.
Seconda cosa: ai cittadini milanesi, nell’interesse dei quali dovrebbe agire ogni decisione comunale, che vantaggi ha portato la fusione? Nemmeno la Tarsu (tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani) è stata diminuita.
Altro problema: dove “piazzare” un impianto che nessun Comune dell’hinterland vuole e come evitare una “reazione Pianura” con barricate e insurrezioni cittadine? Dopo la secca smentita della Provincia sull’ipotesi Opera –in realtà caldeggiata dal Comune che dava la localizzazione per acquisita già sei mesi fa– tra i comuni del sud Milano (i più papabili, visto che Silla2 si trova a nord) si riaccende l’allarme.
Secondo l’Assessore Cadeo bisogna uscire da una posizione ideologico-propagandistica e affrontare la questione in maniera coscienziosa. “L’impatto ambientale –assicura– con le nuove tecnologie sarebbe assolutamente risibile”. Per dirla sempre a mo’ di slogan, insomma; meglio un termovalorizzatore oggi che tonnellate di “monnezza” domani.
Di tutt’altro avviso Andrea Gaiardelli, (ascolta l'intervista) Capogruppo dei Verdi in Consiglio Provinciale, che punta il dito su un’errata e strumentale interpretazione dei dati forniti dalla Provincia: “Delle 500 mila tonnellate  in più previste entro il 2011, sono solo 100 mila quelle di rifiuti urbani. Di queste, 50 mila riguardano la futura provincia di Monza e Brianza e quindi dovranno trovare un soddisfacimento nella futura provincia. Le altre 50 mila riguardano il territorio della provincia di Milano. Numericamente si tratta di una frazione ridotta su cui è si può intervenire con sistemi di gestione diversi: incremento della raccolta differenziata e potenziamento dell’impianto esistente”. Le parole del Capogruppo dei Verdi in Provincia rimettono al centro della vicenda il difficile equilibrio raggiunto sul Piano rifiuti nella scorsa estate a Palazzo Isimbardi: su questo punto la maggioranza di centrosinistra che sostiene Penati ha rischiato di spaccarsi e i Verdi di un nuovo termovalorizzatore non vogliono sentir parlare. 
La battaglia è ancora tutta da giocare. Il Piano dei Rifiuti 2008-2011 approvato a luglio dalla Provincia giace ancora sulle scrivanie del Pirellone. C’è da scommettere che presto il plico verrà rispedito al mittente con una richiesta di revisione.
A quel punto la Provincia non potrà far altro che ingranare la retromarcia e acconsentire alla realizzazione del nuovo impianto.
Epilogo già scritto, in fondo, nel Bilancio di A2A.

Giulia Cusumano

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