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EMERGENZE E CONVERGENZE Lemergenza Rom ridisegna lo scenario politico milanese che ormai è concorde nel ritenere che lunico problema della città sia la sicurezza
La mozione
bipartisan presentata il 19 giugno ha rimescolato le carte della
politica milanese ed è un bel paradosso che tale passaggio
avvenga proprio nell’affrontare il problema dei reietti tra i
reietti, ovvero gli zingari. Eppure, probabilmente, così
paradossale non è, poiché proprio sui Rom si possono
assumere posizioni, soprattutto da parte del centrosinistra, che su
altri temi si avrebbe problema e timore solo ad accennare.
Così appena dopo il richiamo sulla sicurezza pronunciato del
Presidente della Provincia, ecco arrivare in Consiglio comunale una
mozione presentata dall’Ulivo ma sottoscritta anche da alcuni
consiglieri di maggioranza e tesa in buona sostanza a chiedere
l’introduzione del numero chiuso per i Rom.
Non era la prima volta che tale richiesta arrivava dalle parti di
Palazzo Marino: a metà aprile, nel periodo di massima tensione
tra l’Assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli, da una lato
e AN e una parte di FI dall’altro circa la strategia messo in
atto dalla Giunta per affrontare la presenza dei nomadi, furono proprio
i consiglieri di Alleanza Nazionale e i più intransigenti di
Forza Italia a chiedere l’applicazione del numero chiuso per i
Rom. Tant’è che oggi tra i banchi di AN in Consiglio
comunale si parla non solo della sinistra che dopo anni si è
resa conto del problema ma soprattutto di sconfitta della ‘linea
Moioli’: “Diciamo che la linea di AN è diventata la
linea dell’Assessore, la quale si è resa conto –come
ci conferma un autorevole esponente di AN– che il suo approccio
morbido non risolveva il problema bensì lo aggravava.”
Allo stesso modo anche nel centrosinistra, sebbene tutti
–ovviamente escluso lo sparuto drappello di coloro che la mozione
non l’hanno votata– facciano pubbliche dichiarazioni di
concordia, gli eventi dell’ultima settimana sembrano aver
provocato non pochi mal di pancia, anche perché le coincidenze
temporali sono abbastanza evidenti per far ritenere ai malevoli che la
svolta ‘law & order’ dell’Ulivo e di gran parte
dell’Unione sia maturata anche grazie al lievito proveniente
dalle parti di via Vivaio.
Come dicevamo può sembrare singolare, ma è indubbio, che
assetti politici non secondari si ridisegnino proprio su come
affrontare il problema Rom; ma, data la portata simbolica del tema e la
centralità della issue securitaria, non deve stupire, anzi.
D’ora in poi sappiamo qual sarà il terreno di gioco della
lunga competizione elettorale per la Provincia che possiamo considerare
già aperta.
Sul terreno rimangono però i problemi e le possibili soluzioni che mancano.
La mozione non ne indica né sul fronte delle politiche di
integrazione né su quelle abitative. Le richieste sottoscritte
in modo bipartisan sono la ricollocazione in aree adeguate e
controllate –"strettamente sorvegliate dalle forze dell'ordine"
come sottolinea l'ulivista, nonché ultimo segretario cittadini
dei DS che furono il PCI, Pierfrancesco Majorino nell'intervista che potete ascoltare– e lo stanziamento di fondi governativi per fronteggiare l'emergenza Rom.
Ovvero l'ammissione, da parte di quasi tutta la sinistra –il
centrodestra lo ha sempre sostenuto ed oggi agisce coerentemente con le
posizioni che ha sempre tenuto– che la presenza dei nomadi
(che nel caso dei rumeni in origine tali non sono, poiché
provengo da un processo di sedentarizzazione durato per almeno quattro
decenni) non può che essere trattata come un problema di ordine
pubblico che non esce dalla logica dei campi.
Campi che nonostante le intenzioni sottoscritte da quasi tutto il
Consiglio comunale, non possono essere realisticamente ricollocati da
nessuna parte poiché come insegna il caso di Opera in qualsiasi
Comune si ventilasse l'ipotesi di costruire un campo rom per quanto
piccolo, sorvegliato e garantito da "patti di legalità" e
simili, in men che non si dica la cittadinanza si ritroverebbe sulle
barricate. E questa volta a dare vita a presidi, o peggio, non
sarebbero solo i militanti di Lega e AN ma assai probabilmente anche
quelli del centrosinistra.
B.P.
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