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SGOMBERARE STANCA Il Comune vuole sgomberi sempre e comunque, nonostante in Questura crescano i dubbi
“E adesso?”
È questa la domanda che serpeggia in Questura. A denti
stretti e assolutamente in via non ufficiale. Eppure
l’interrogativo si fa sempre più insistente
poiché la Giunta, con in testa il Vicesindaco, sembra non
sentire ragioni.
Nei
mesi scorsi gli strateghi di Palazzo Marino hanno tracciato la via
–Milano è attanagliata dalla
criminalità– e dopo le fiaccole è
iniziata la giostra degli sgomberi.
Del resto l’equazione tra la figura
dell’immigrato-povero-senza tetto e quella del criminale fa
ormai parte delle ossessioni radicate nel profondo di una
città invecchiata, acritica e capace di sentirsi viva solo
quando spaventata. Pertanto la serie di sgomberi degli ultimi giorni,
destinata probabilmente a non fermarsi nell’immediato,
costituisce solo un altro elemento dell’ennesimo dispiegarsi
dell’ossessione securitaria all’ombra della
Madonnina.
Rimane però la domanda: “E adesso?” che
racchiude sia una preoccupazione immediata che una a lungo termine.
Infatti gli sgomberi riguardano spesso cittadini ormai comunitari come
i Rom rumeni o africani con permesso di soggiorno per motivi umanitari
come coloro che da un anno e mezzo hanno fatto il giro della
città passando dallo stabile di via Lecco, all’ex
caserma di via Forlanini per arrivare alla scalo ferroviario
abbandonato di Porta Romana.
Il Comune può anche continuare ad affrontare la situazione
limitandosi ad invocare l’intervento delle forze
dell’ordine e ignorando
situazioni drammatiche come quella dello scalo di Porta Romana,
ma una volta rientrati in caserma poliziotti e carabinieri le risposte
vanno date sia alla città che ad esseri umani che non si
possono rispedire nei paesi d’origine.
È possibile che i responsabili di via Fatebenefratelli siano
più lungimiranti di chi governa a Palazzo Marino?
Sembra proprio di sì. Infatti per quanto ci è
dato sapere la Questura preferirebbe tenere sotto controllo le
situazioni che non si configurano come territori franchi in mano alla
criminalità più o meno piccola e colpire invece i
contesti di abusivismo e occupazione dove si commettono reati e si
creano catalizzatori di attività illegali. Il Comune invece
esige sgomberi, sempre e comunque. Anche un’Assessore di peso
come Mariolina Moioli, che sulla ‘questione Rom’
aveva provato la strada della mediazione, è stata rimessa in
riga. A Palazzo Marino è prevalsa la linea dura; su questo
il Vicesindaco è stato chiaro.
Meno chiaro è l’obiettivo.
Infatti, se si tratta di risolvere un problema della sistemazione di
centinaia di persone che non possono essere rimpatriate una successione
di sgomberi significa non risolvere nulla. Se, al contrario,
l’obiettivo è quello di continuare a giocare la
carta securitaria la girandola degli interventi affidati unicamente
alle forze dell’ordine sono assai utili; poiché
è ovvio che non appena si risolvesse il problema non ci
sarebbe più nessuno da sgomberare.
Beniamino Piantieri
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