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 notiziario 241 del 14-05-2007

ANTIDOPING FAMILIARE
I BARBARI…UN MESE DOPO
SE SOLO AVESSIMO UN’OPPORTUNITÀ
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I BARBARI…UN MESE DOPO
I settanta Rom al parco Lambro avevano mobilitato oltre un migliaio di persone terrorizzate dal loro arrivo, ma in via Feltre pochi hanno paura



Esattamente un mese fa partiva da Piazza Udine e si svolgeva lungo via Feltre un gremito e vivace corteo di protesta contro l'insediamento di un gruppo di Rom in una struttura all’interno del Parco Lambro.

Espulsi da Opera, dopo un feroce presidio di molti abitanti del paese alle porte di Milano durato per oltre un mese,  una settantina di nomadi –di cui oltre la metà bambini– erano stati accolti da Don Colmegna presso la sede del Caes situata all'interno del parco.
L’11 aprile erano oltre un migliaio a manifestare, tra i soliti slogan che suonano ormai sempre più come vere e proprie “dichiarazioni di guerra”: non solo residenti e commercianti della zona preoccupati dell'ulteriore disagio che questi nomadi avrebbero arrecato ad una zona già da tempo in evidenti condizioni di degrado, ma anche e soprattutto esponenti di Lega e Alleanza Nazionale. Politici per cui la “caccia ai Rom” è diventata il cavallo di battaglia, la bandiera da sventolare all'infinito, il simbolo per eccellenza della lotta a tutti i mali.
A quattro settimane di distanza dalla “marcia anti-rom”, siamo tornati in Piazza Udine e in via Feltre per tentare di captare gli umori di chi in quelle zone ci vive o ci lavora ( ascolta le interviste audio). Se davvero l'arrivo dei nomadi avesse comportato gravi problemi a livello di ordine pubblico e sicurezza, sarebbe stato prevedibile aspettarsi dichiarazioni agguerrite o quantomeno preoccupate. Nulla di tutto ciò. I “nuovi barbari” che avrebbero dovuto rubare, borseggiare, aggredire non hanno fatto nulla di tutto questo.
Sorprenderà allora i sostenitori del corteo dell'11 aprile scoprire che tra gli intervistati, molti dei residenti del quartiere non solo non hanno avvertito alcuna minaccia dalla “pericolosa e consistente orda di Rom”, ma addirittura non erano a conoscenza dell'insediamento degli stessi in Parco Lambro.
“I Rom? Non ne sappiamo niente, forse in altre zone, qui non ce ne sono” sostiene una coppia di anziani che passeggia per la piazza.
“Non sapevo nemmeno ci fosse stata una manifestazione. Abito in zona ma non mi interesso della questione” dichiara un'altra signora.
“Io di differenze non ne ho viste da quando si sono sistemati nel parco. Forse dovreste chiedere nei negozi”, suggerisce un altro intervistato.
E in effetti è proprio una commerciante a raccontare che “i Rom non lavorano, tirano a campare. Non è giusto che stiano nel parco, dove giocano i bambini. Se fossi una mamma avrei paura. In negozio entrano per rubare, bisogna avere mille occhi e non perderli di vista. Rubano di tutto, anche le saponette, nonostante poi non le usino. Rubare fa parte della loro cultura”. Ma, per il momento non le hanno rubato niente. Eppure la signora non si scoraggia, anzi è sicura, i Rom prima o poi entreranno nel suo negozio a rubare qualcosa, qualsiasi cosa, anche le saponette che non usano.
Dichiarazioni, queste, che in fondo rievocano i consueti e incrollabili luoghi comuni dello “zingaro che ruba i bambini” o dello “zingaro che non si lava”.
Al di là delle generalizzazioni, a Piazza Udine si respira un clima tutt'altro che allarmato.
A conferma, forse, che l'obiettivo effettivo della manifestazione di un mese fa era mettere in atto l'ennesima manovra politica e mediatica mirata alla stigmatizzazione dello straniero, tanto diverso da noi e tanto responsabile dei malanni della nostra società.


Giulia Cusumano
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