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NEL CORTEO SPARISCE LA REALTÀ 11 aprile: prove tecniche di guerra tra poveri
Non
era il caldo sole pomeridiano di una primavera quasi estiva a scaldare
il migliaio abbondante di partecipanti all’ennesima
manifestazione anti-Rom organizzata da alcuni esponenti del
centrodestra milanese, ma una situazione ormai avviatasi ad essere un
cliché, nonché una condanna senza appello per i 70 Rumeni
–di cui oltre la metà bambini– che
“cacciati” tre mesi fa da Opera, stanno vivendo la stessa
condizione di assediati a Parco Lambro.
Nel
corteo, composto e ben diretto da esponenti di AN e Lega
–nonostante fosse ufficialmente promosso da comitati e singoli
cittadini– ciò che colpiva non erano tanto qualche slogan
greve contro i Rom e Don Colmegna, nemmeno le invettive contro il
Sindaco proferite nei megafoni da esponenti della stessa maggioranza
che dovrebbe sostenerlo, quanto piuttosto la sparizione della
realtà di cui non sono solo vittime i nomadi ma anche molti di
coloro che hanno partecipato al corteo, soprattutto i più poveri
e deboli, i penultimi che come sempre, vengono mobilitati contro gli
ultimi.
I
filmati che abbiamo girato rendono l’atmosfera del corteo meglio
di ogni parola, ma qualche considerazione è pur necessaria
poiché il corteo dell’11 aprile è solo un episodio,
sia nella triste vicenda di questi settanta Rom ormai divenuti nomadi
al quadrato, dato che la loro presenza benché regolare e
regolarmente autorizzata dalle istituzioni viene respinta a suon di
manifestazioni organizzate dalle stesse forze che dovrebbero governare
la città, sia nel quadro più ampio di
conflittualità che nell’editoriale di apertura di questo
numero del nostro giornale on line abbiamo definito “la
polveriera”.
La
sparizione della realtà e quella che potremmo definire
–con espressione forse trita ma sempre efficacie– “la
guerra dei poveri” erano la cifra della manifestazione. I
due aspetti complementari si fondevano nelle rivendicazioni e
nell’insofferenza di chi sfilava non sapendo che
l’insediamento presso il CAES di Parco Lambro è
provvisorio, che si tratta di 70 persone. Come sempre le voci
più preoccupate e ostili sono di coloro che vivono situazioni di
disagio che da anni non trovano risposte. Come i residenti delle
“casine bianche” di Crescenzago: unità minime di
edilizia popolare, in stato di degrado e con tetti di amianto, per le
quali, nonostante le richieste degli inquilini e le mozioni del
Consiglio di Zona 3, da anni il Comune non trova i fondi per la
ristrutturazione e la messa in sicurezza.
Sfilava il
corteo sotto il sole. I politici che lo guidavano hanno giocato una
mano della partita politica che ha una posta più alta che la
semplice presenza di settanta Rom regolari ai margini della
città; molti cittadini, convinti non si sa da chi che i nomadi
siano addirittura beneficiari di un sussidio pubblico, hanno marciato
più contro un fantasma, che contro la realtà, animati da
una paura ormai sparsa a piene mani da chi vuol costruire il consenso
sul consueto e terrificante dispositivo del capro espiatorio.
Ma chi può credere che il degrado di tanta parte di Milano sparirà una volta cacciati i Rom dal suolo milanese?
Beniamino Piantieri
Foto e interviste audio: Fabio Davite
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