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METTERE IN AGENDA LA PAURA Gli spin doctors di Palazzo Marino e lemergenza che non cè
L’agenda setting,
nella teoria delle comunicazioni di massa, è la scelta dei
temi e delle notizie che vanno a costruire il
“palinsesto” dell’informazione.
L’agenda setting decide quali e per quanto tempo le notizie
diventano e rimangono tali; con quale rilevanza e con quale taglio
vadano date. Ovviamente ci sono eventi che nell’agenda
confluiscono di per sé: conflitti bellici, catastrofi, crisi
politiche, incidenti, grandi eventi sportivi e culturali. Altri eventi
però possono essere fatti diventare notizia e
conseguentemente inseriti nelle posizioni di maggior rilievo
dell’agenda in modo, per così dire, strumentale.
Se la notizia non c’è la si può
arrivare a crearla e dopo averla creata si fa in modo da tenerla viva e
in evidenza il maggior tempo possibile.
È questo il ruolo degli “spin-doctors” e
la storia più o meno recente dei media è piena di
casi nei quali coloro che sono stati definiti “stregoni della
notizia”, confezionano e poi attivano una vera e propria
operazione mediatica a favore del proprio
“principe”. È quasi superfluo
esplicitarne la ragione, anche il cittadino più distratto
percepisce il peso dei mass media nella formazione
dell’opinione pubblica e degli orientamenti politici su
alcuni temi e problemi. Secondo la teoria dell’agenda setting
“la percezione da parte dei cittadini di ciò che
è più importante deriva direttamente dal modo in
cui la politica viene rappresentata dai mezzi
d’informazione.” (R. Marini “Mass media e
discussione pubblica” Laterza, 2006).
L’emergenza sicurezza che affliggerebbe Milano e che ha
occupato pagine e pagine di quotidiani e settimanali, decine di servizi
dei telegiornali e ore di dibattiti televisivi sulle emittenti locali
è un esempio di come lavorano gli spin doctors e di quali
sono le dinamiche dell’agenda setting.
Da questo punto di vista il sondaggio pubblicato il 22 marzo scorso da
“Il Giornale” rappresenta in modo inequivocabile
l’efficacia della campagna mediatica sulla sicurezza:
nonostante non ci sia stato nessun evento criminoso eclatante il 64%
dei Milanesi ritiene che la criminalità sia aumentata
rispetto a cinque anni fa e il 67,8% si ritiene più insicuro
rispetto al recente passato.
Scendendo dai cieli della teoria alle strade di Milano ricordiamo che
sia secondo i dati ufficiali –che abbiamo pubblicato la
scorsa settimana– sia secondo i vertici delle forze
dell’ordine non esiste alcuna emergenza, ma come detto poco
sopra ci sono notizie che si impongono di per sé e notizie,
o veri e propri cicli mediatici, che possono essere imposte
all’opinione pubblica, anche in assenza di qualsiasi
riscontro fattuale, soprattutto se sono utili a non parlare
d’altro.
Da oltre due settimane l’agenda setting dei media locali, e
non solo, è stata dettata più che dalla
realtà dagli spin doctors di Palazzo Marino, i quali hanno
dimostrato di essere abilissimi nel proprio lavoro soprattutto
perché sono riusciti a far parlare di quello che non
c’è piuttosto di quello che
c’è.
Di ciò che non c’è, ovvero
l’emergenza sicurezza, dimostrando di essere stati
“settati” anche noi abbiamo parlato a lungo.
Di ciò che c’è non poco o nulla
s’è parlato. Anzitutto del bilancio in discussione
da una decina di giorni in Consiglio comunale. È
indubbiamente una coincidenza che l’allarme sicurezza sia
stato lanciato da Palazzo Marino proprio in contemporanea con la
discussione del bilancio. Fatto sta che il provvedimento che
deciderà come saranno allocate le risorse del Comune, a
quali bisogni si darà risposta, quali investimenti saranno
privilegiati, quali servizi saranno implementati e quali
ridotti, è pressoché sparito dalle
pagine dei quotidiani. Così è accaduto per la
surrettizia abolizione del Piano regolatore e per gli aspri contrasti
all’interno della maggioranza riguardo i provvedimenti
antitraffico.
Beniamino Piantieri
Qualche
utile lettura
Claudio Fracassi
“Sotto la notizia niente” Libri
dell’altra Italia, 1994
Marcello Foa
“Gli stregoni della notizia” Guerini e Associati,
2006
Rolando Marini
“Mass media e discussione pubblica” Laterza,
2006
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