inizio spazio tempo argomento notizie chi siamo
 notiziario 305 del 18-09-2008

SPRANGHE SUL FUTURO
A 100 PASSI DAL DUOMO
ASPETTANDO LA RICONVERSIONE
MADRID BATTE MILANO, MILANO COPIA MADRID
IMMIGRAZIONE E INFORMAZIONE
LA CITTÀ CHE ASPETTA
A.A.A. CERCASI VOLONTARI
 
 
 
 
archivio notiziari online
Indice
notizia precedente
notizia successiva

IMMIGRAZIONE E INFORMAZIONE
Dall’Immigration Day, qualche spunto sul ruolo dei media e le prospettive della settima arte

Guarda il video
Una giornata non sarà abbastanza, ma è pur sempre un sasso che smuove le acque, un’occasione di confronto, un’opportunità alternativa di parlare della tematica più chiacchierata, abusata, strumentalizzata degli ultimi tempi, in Italia e a Milano in particolare. Tra chi ‘fa’ e chi ‘dice’, da una sinergia tra il Naga e il Milano Film Festival nasce un incontro che ha offerto molti spunti di riflessione. C’è la realtà dell’immigrazione, ci sono fatti di cronaca ad essa legati, ci sono il sentire comune e l’opinione pubblica: elementi collegati dai cosiddetti mezzi d’informazione, spesso responsabili del pensiero della massa, capaci di orientarla, impossibilitati a render conto della verità effettuale delle cose.
Andrea Segre, uno dei registi del film “Come un uomo sulla terra” - che racconta l’assurdo viaggio dei migranti etiopi, arrestati e detenuti nella prigione libica di Kufrah - racconta: “Quando abbiamo chiesto a Doc3 uno spazio per presentare il film, ci è stato risposto “noi queste cose non le possiamo raccontare”. Alcuni degli ospiti presenti hanno sottolineato che spesso la condizione del singolo giornalista all’interno di una redazione non offre molte possibilità di raccontare le cose per come esso le vede in quanto condizionato da un caporedattore che a sua volta interpreta (o crede di interpretare) il pensiero dell’editore. Da qui forse deriva anche, d’altro canto, la responsabilità della stampa dello slittamento semantico di certe parole di uso comune verso un’accezione negativa. Ci si riferisce, ovviamente, a tv e giornali, rei di orientare il “sentire comune” verso gli estremi: a questo proposito il presidente del Naga, Pietro Massarotto, notava come, dal punto di vista di un’associazione che lavora sul campo, i media costituiscano spesso un ostacolo alla possibilità di creare relazioni con i cittadini che vivono quotidianamente la difficoltà della convivenza.
“In molti, riferendosi ai recenti fatti di cronaca, hanno detto “da noi non sarebbe successo”. Ma questa affermazione è portatrice di una complessità della tematica che va decostruita: ‘noi’ chi siamo? Accettiamo di essere tutti un ‘noi’? E ‘loro’ chi sono?” si chiede Massarotto.
Forse il problema non sono gli immigrati stranieri, ma gli italiani, o almeno quello che pensa la maggioranza di loro, e sembra che si sia arrivati ad un punto in cui il termine immigrato oscilla tra le due accezioni estreme, appunto, di ‘criminale’ o di ‘vittima’: da qui la necessità di lavorare sul concetto di normalità, soprattutto in una città in cui ormai le seconde e terze generazioni di immigrati chiedono spazio, sia a livello sociale che comunicativo.
Qualcuno fa notare che ormai esistono “altri media” che offrono la possibilità di informarsi in maniera più “libera” su quanto accade: basta saper cercare, una considerazione che, tuttavia, non tiene conto di una fascia della popolazione che di fatto non ha accesso a questo tipo di informazione altra (internet etc.). Sono abbastanza efficaci, gli altri media, per cambiare le opinioni della massa? Stando ai fatti, no. O almeno non ancora.
All’interno di queste considerazioni, il Cinema occupa un posto speciale: è più cosmopolita, per le sue ragioni produttive e per la necessità che ha di lavorare sulle emozioni, e in quanto tale è potenzialmente un mezzo di informazione ‘pulito’. Il Cinema non documentario, soprattutto, dato che quello documentario fa molta fatica ad uscire dai circuiti dei festival e a trovare spazio in televisione, quindi ad accedere a porzioni più consistenti di pubblico.

Antiniska Pozzi

notizia precedente
notizia successiva