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MILANO E UNARMA Un noir ambientato dentro la città, vista attraverso gli occhi di un giovane esordiente
Formalmente,
un noir. Stilisticamente, un fumetto. Ma, sopratutto, una storia di
città, strabordante di differenze e ricomposizioni: di razza, di ceto
sociale, di cultura, di fede. Popolata da personaggi improbabili come
spesso ci appaiono le persone che ci circondano. Cristiano Camporosso,
il Gatto, Blanco, il Brucia. E poi i cinesi, i nazi, gli ultras, i
rumeni, i punkabbestia, i poliziotti, gli squatter... “gli animali più
strani” per dirla con Scorsese, uomini dimenticati e solitari che
devono disperatamente provare di essere vivi. Più che un romanzo
‘sulla’ città, un romanzo ‘dentro’ la città, dentro i suoi angoli bui,
nei suoi quartieri più dimenticati, nei luoghi borderline in cui spesso
non si entra se non attraverso le notizie di cronaca: centri sociali,
villette occupate, la Stazione Centrale, i retrobottega dei bar più
trucidi di Milano. Visti con gli occhi di una fiction surreale che
sembra somigliare alla realtà più di tanti reportage giornalistici e
studi sociologici. Milano è mille città.
Un ispettore raccomandato deve indagare su due morti in un Centro
Sociale Autogestito andato in fiamme, e lo fa con la testardaggine di
chi non ha mai portato a termine nulla nella vita, seguendo una pista
di indizi che lo conduce attraverso la violenza metropolitana e
sofferenze più o meno conclamate.
Una dichiarazione d’amore per la città, da Chinatown (quartiere di
negozi tutti uguali con gestori tutti uguali per prodotti tutti uguali)
alla Milano da bere e dabbene (la bohéme vacua di chi per arte intende
bella vita) all’Ospedale Niguarda con i suoi nuovi padiglioni
“dall’aspetto post-futuristico, neoavanguardia e cyberpunk”, passando
attraverso l’epica gretta che cova dentro lo stadio.
L’autore, Francesco Gallone, è un giovane esordiente, e ci offre 258
pagine che raccontano un’amicizia sullo sfondo della città, ma anche
una città inquadrata nell’orizzonte dei rapporti interpersonali che
crea, che ostacola, che tiene in vita o che fa terminare.
Milano è un’arma puntata alla mia testa.
Milano è un’arma conficcata nel mio cuore.
Io posso impadronirmi di Milano per tenere sotto mira la mia vita.
Posso impugnare Milano e infilarmela in bocca, e perdermi per sempre
tra la Stazione Centrale e Giambellino, tra le catacombe del metrò e
Quarto Oggiaro.
Oppure posso disinnescare Milano e provare a viverla, rendendo innocua
l’immensa stanza in cui mi sveglio e mi addormento per sognare il
futuro.
Milano è un'Arma
di Francesco Gallone
i Dingo - Eclissi editrice
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