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MINACCIA METROPOLITANA
Alle
19 di martedì 8 aprile la banchina della linea 3 in direzione
Maciachini della stazione Duomo è affollata, come alla stessa ora di
qualsiasi altro giorno lavorativo.
Gli ingressi continuano a vomitare passi affrettati. Nell'atrio al
termine del lungo corridoio che arriva dalla linea rossa Quattro
ragazzini rom suonano due violini e due fisarmoniche. Ci mettono
impegno e si sente. La riuscita è indubbiamente migliore della media
delle improbabili musiche solitamente estorte a strumenti scordati nei
vagoni del metrò.
Il controllore dell'ATM ci mette ancor più impegno. Si avvicina, intima
ai bambini di smettere e chiede il biglietto che ovviamente non hanno.
La trattativa va avanti per qualche minuto. L'esito è scontato.
Gli occhi dei viaggiatori alla fine della giornata di lavoro sono ancor
più insofferenti che al mattino. I Rom nelle ultime settimane sono
diventati un'emergenza anche per la Metropolitana milanese: addetti
alla vigilanza e controllori hanno intensificato la sorveglianza. Chi
viene colto a suonare e mendicare viene quanto meno obbligato a
smettere sia nelle stazioni sia sui vagoni.
Alle 19 e tre minuti nell'atrio della banchina della stazione Duomo della linea 3 i quattro ragazzini rom non ci sono più.
Il controllore ha fatto il proprio dovere e incede con passo sicuro
verso il treno in arrivo. Passa accanto ad una giovane donna più che
presumibilmente cinese. È appoggiata ad una parete dell'atrio; ai suoi
piedi, messi in file ordinate su teli, macchinine di plastica,
pupazzetti e altri gadget difficilmente identificabili. Prezzo unico
scritto a pennarello su un cartone: 3 euro.
Il controllore passa oltre senza degnarla di uno sguardo. Non è una
Rom, né un tedoforo che porta la fiaccola olimpica verso Pechino.
Si tratta solo di piccolo commercio abusivo.
B.P.
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