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 notiziario 283 del 10-04-2008

LA SFIDA INIZIA ORA
EXPO, TANTO FUMO. MA QUANTO ARROSTO?
UNA MAPPA PER CAPIRE QUELLO CHE SUCCEDERA'
LA GIOSTRA E LE GRANDI MANOVRE
SGOMBERI E SILENZI ELETTORALI
SE NON SON NOMADI NON LI VOGLIAMO
MINACCIA METROPOLITANA
UN NUOVO CANTIERE PER IL WELFARE
 
 
 
 
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EXPO, TANTO FUMO. MA QUANTO ARROSTO?
Le infrastrutture previste per l’Esposizione sono ancora avvolte nella nebbia

“Meno male che arriva l’Expo!” sospira Luca alla fermata dell’autobus di Piazzale Lotto. E’ domenica pomeriggio ed è molto impaziente; tra poco meno di mezz’ora la sua squadra del cuore scenderà in campo per disputare una partita decisiva.
“Finalmente la metropolitana arriverà anche allo stadio, finiranno queste attese assurde di bus che non passano, e che se passano sono troppo pieni per salirci”.
Eh già, entro il 2015 il metrò raggiungerà San Siro.
Ma attenzione: non sarà grazie all’Expo.
L’approvazione del progetto definitivo che collegherà Garibaldi a Piazzale Axum è arrivata prima. L’estate scorsa per l’esattezza. Sotto il sole d’agosto il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) dava il via libera anche alle estensioni della MM2 da Cologno a Vimercate, della MM3 da San Donato a Paullo, e alla costruzione della nuova MM4 da Sforza Politecnico a Linate.
Ma Luca questo non lo sa, o non se lo ricorda.
Lui, come la maggior parte dei milanesi, è ancora frastornato dalla sbornia post-vittoria di Parigi. Ha aperto i giornali, in questi giorni, e ha letto della Milano del 2015, delle grandi opere di mobilità, dell’enorme capitale che verrà investito nella sua città. Ha fatto due più due: arrivano i soldi, dunque, arrivano i mezzi.
Alla voce “infrastrutture” del dossier Expo, però, compare soltanto una nuova linea metropolitana; non la M4, non la M5 (anche queste già in cantiere a prescindere dalla vittoria su Smirne), ma una fantomatica M6. Tutti ne parlano ma nessuno ha capito bene cosa sia: chi apre i giornali, legge che è una diramazione della M1; anzi, il prolungamento della M5, anzi, come dice il Dossier ufficiale presentato al Bie, una linea nuova di zecca, situata nella zona sud della città.
Una linea che collegherebbe, secondo un curioso tragitto a ferro di cavallo, Bisceglie a via Castelbarco, che verrebbe costruita “eliminando l’attuale connessione a Pagano della MM1, permettendo l’interscambio con la M1 a Cadorna con la M3 a Missori e con la futura M4 a Santa Sofia”. Ma soprattutto correrebbe poi quasi parallela ai tronconi meridionali delle linee 2 e 3 a circa un chilometro da entrambe.
Nonostante le 1200 pagine del progetto complessivo, il capitolo sulla nuova metro resta piuttosto vago: nella mappa riportata nel Dossier la M6 è solo una nuova linea violacea che sembrerebbe passare tangente alla M1 lungo la tratta Cadorna-Duomo. Inutile chiedere ulteriori informazioni ad ATM e Assessorato ai trasporti.
Se così fosse, sarebbe piuttosto azzardato investire tanti quattrini per aggiungere poche fermate in una zona della città già ben servita dai mezzi.
Sono molte le questioni relative all’Expo che ancora mancano di chiarezza.
Si è passati dalle chiacchiere sul grande trionfo di Parigi e sull’esemplare compattezza istituzionale che l’ha reso possibile a quelle sulle polemiche di Celentano e sui giudizi del Cavaliere a proposito delle Torri di City Life. Ma il progetto City Life con l’Expo non c’entra nulla.
Si parla di grande Milano del futuro, di forte espansione economica ed urbanistica; si parla dell’aumento del valore delle abitazioni in vista dell’evento, delle ricadute positive sul turismo per l’intero Paese.
Tante parole, ipotesi, entusiasmi o scetticismi. E forse, in fondo, di questo grande progetto che dovrebbe rivoluzionare l’immagine e la vivibilità della capitale del nord, si è detto solo a livello superficiale.
Così Luca è convinto dell’”effetto lotteria” della vittoria.
L’Expo sembra magicamente impersonificarsi nella fittizia figura di un benefattore capace di risolvere i problemi legati alla viabilità della sua città.
In realtà il budget previsto per l’evento è di 4,1 miliardi di euro, coperti per il 46% dallo Stato, per il 28% da risorse private, e per il restante 26% dagli enti locali.
Questi serviranno alla realizzazione del sito espositivo e all’organizzazione effettiva dell’evento, alla creazione di una rete viabilistica di connessione, all’incremento della ricettività del territorio (nuovi alberghi, campeggio, ostelli per ospitare i 29 milioni di visitatori previsti) e alle opere tecnologiche.
Per quanto riguarda l’urbanistica della città, oltre alla già citata M6, verranno realizzate la via d’Acqua e la via di Terra.
Tutto qui? E’ questa l’eredità che l’Expo lascerà ai cittadini di Milano? Un nuovo assemblamento di padiglioni vuoti, qualche albergo in zona periferica e “due itinerari percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo” ?
Anche la Bre-Be-Mi , la Pedemontana e la Tangenziale Est sono grandi opere decise in precedenza che costeranno 7,7 miliardi di euro (coperti ad oggi per il 76%), ma che non si gioveranno dei finanziamenti collegati direttamente all’Expo.
Opere che, tra l’altro, devono ancora vedere l’apertura dei lavori.
Forse a questo servirà l’Expo; a fissare una scadenza, ad accelerare i tempi, a scongiurare le solite infinite lungaggini dei cantieri.
Perché il rispetto delle tabelle di marcia fino ad oggi è stata quasi sempre una missione impossibile, i casi del prolungamento della MM3 verso Affori di cui ci siamo occupati qualche settimana fa e lo slittamento di un anno che sembra interessare i lavori in corso per la prima tratta della MM5 sono lì a dimostrarlo. Ma a marzo 2015 non si potrà certo arrivare con i lavori ancora in corso.
Se a guardare è il mondo, e non soltanto i milanesi abituati ai tempi di rodaggio del sistema, la posta in gioco sarà troppo alta per disattendere gli impegni di oggi.
Il mondo ci osserva con il microscopio: è questa, forse, la vera conquista.

Giulia Cusumano

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