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 notiziario 272 del 17-01-2008

“TORNO” SUBITO (o forse no)
BRUCIA MONNEZZA, BRUCIA
E FERRARA SPACCA FORZA ITALIA
SCENE DI GUERRA…CULTURALE
EX FIERA: LA FRETTA DI OGGI E I NODI IRRISOLTI DI IERI
CARA MIA FAMIGLIA: FUORI E DENTRO LA BRIANZA
 
 
 
 
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CARA MIA FAMIGLIA: FUORI E DENTRO LA BRIANZA
Al Teatro Blu uno spettacolo che guarda dentro le case della ricca e “felice” Brianza

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“L’idea è nata un anno fa, parlando con amici. Ci si è detti che in fondo si parla spesso del Sud, che è povero e ha molte questioni risolvere, mentre ad esempio la Brianza è una terra  ricca, che sembra essere lontana da ogni tipo di problema... In realtà i problemi ci sono, ma restano nascosti, proprio perché celati da una facciata di benessere”.
L’idea è diventata uno spettacolo, Cara mia famiglia, in scena al Teatro Blu fino al 19 gennaio: una famiglia dell’Alta Brianza, riunita intorno alla tavola addobbata nel giorno di Natale. Quattro persone che si specchiano l’una dentro l’altra senza capire davvero cosa le agita, cosa le separa da quell’apparenza di serenità e perfezione che si ostinano a mostrare: ma è proprio quello il nodo, l’incapacità di ammettere davanti agli altri - e quindi a se stessi - le proprie debolezze, le paure o l’insoddisfazione.
È il ritratto di una società che vive un’età di passaggio ma è diffidente verso i cambiamenti, che è cresciuta con i valori del lavoro e della fede ma è così attenta a tutelarsi da scivolare nella più ridicola ipocrisia. Un ritratto fatto da chi quella società la conosce bene perché lì è cresciuta, come l’autrice e regista Alice Bettinelli, di cui si avverte comunque in tutta la rappresentazione l’amore di fondo per le proprie origini.
La figura che più mostra (e dimostra) questo stato di cose è quella della madre, anche per la bravura dell’interprete, Cinzia Portacci Zadykian: mantenere le apparenze è un vero e proprio lavoro, che si tratti di lucidare i bicchieri o asciugare tempestivamente le lacrime di una figlia che si mostra un po’ troppo fragile. O aspettare, con ostentata fiducia, che il Comune chiami per nominarli “Famiglia dell’anno”.
In effetti, ‘questa’ Brianza finisce per sembrarci più povera che ricca. Anche se forse con le nuove generazioni...
Per il momento, ricordate: i vicini sorridono, noi sorridiamo; i vicini urlano, noi no.

 

A.P.

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