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GUERRA AI POVERI Lossessione securitaria ha trasformato la povertà in una colpa e anche Milano rischia di diventare un fronte della Guerra agli ultimi
Documento senza titolo
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Così recita l’articolo 3 della Costituzione italiana.
Ma chi sono i cittadini “che hanno pari dignità sociale”? Chi sono coloro per i quali la Repubblica dovrebbe “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”?
Di sicuro non gli immigrati, anzitutto Rom, per i quali invece, a macchia d’olio per tutto il nord Italia, si stanno redigendo ordinanze per allontanarli in base alla mancanza di un reddito minimo.
Milano potrebbe accodarsi a Cittadella –e ciò con tutto il rispetto per il piccolo centro padovano, dà da pensare– scendendo anch’essa in guerra contro i poveri. L’appiglio giuridico è la direttiva europea 38/2004, recepita dall’Italia l’aprile scorso. Il motivo politico è il “ricatto” della Lega che ha minacciato di non votare il bilancio se non si compirà a breve un altro passo nell’escalation della guerra ai Rom.
Per il momento il Sindaco ha scelto di temporeggiare, acquisendo l’ordinanza del comune padovano per valutarla attentamente. Anche nella maggioranza i dubbi sull’efficacia del provvedimento non mancano: a partire da AN, che sulla questione Rom ha gareggiato in intransigenza con i Leghisti, per arrivare all’Assessore Moioli –sicuramente il membro della Giunta più vicino al Sindaco–, che, da noi interpellata, ha mostrato non poca freddezza sulla possibilità che a Milano si adotti un provvedimento del genere, affermando che comunque il percorso di mediazione inaugurato con il “patto di legalità” va avanti.
Va avanti comunque anche la crociata anti-Rom, poichè se le ordinanze modellate sulla direttiva europea riguarderebbero tutti gli immigrati comunitari, è evidente che il bersaglio sono i nomadi nei confronti dei quali si passa dal pregiudizio secondo il quale sarebbero geneticamente votati a vivere nel degrado e dediti ad attività criminali alla perseguibilità vera e propria della povertà.
Al di là delle contraddizioni intrinseche a questi provvedimenti –dal fatto che i molti immigrati costretti a lavorare in nero non possono certificare il proprio reddito, all’effetto domino di ordinanze che decretando l’espulsione da un territorio comunale produrranno a cascata l’adozione di provvedimenti analoghi nei comuni limitrofi–, il “modello Cittadella” mette in luce ormai senza alcuna ipocrisia nè pudore che la povertà non è nè un ostacolo da rimuovere sulla strada dell’emancipazione sociale, nè un male da lenire con la solidarietà, bensì solo sporcizia da eliminare.
Facile delineare i lugubri scenari cui può condurre quest’ansia di pulizia sociale per la quale la facile ricerca di consenso attraverso la gestione politica del panico si concretizza nella monetizzazione della cittadinanza.
Intanto a Milano in questo inizio d’inverno sono almenno 150 i bambini che dormono in tende aggrappate al fango ghiacciato ai margini e negli interstizi della città. La colpa è dei loro genitori così poveri da fuggire dai villaggi della Romania dove si vive con meno di due euro al giorno. Sempre che la povertà sia una colpa.
Beniamino Piantieri
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