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 notiziario 247 del 27-06-2007

SE LE SOLUZIONI NON SONO TALI
EMERGENZE E CONVERGENZE
Interviste: Majorino, Fidanza
LA FUSIONE "TERMOVALORIZZATA"
Interviste: Baruffi, Rizzo
LA DISFIDA DEL PARCO DELLE CAVE
La foto: giungla metropolitana
 
 
 
 
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EMERGENZE E CONVERGENZE
L’emergenza Rom ridisegna lo scenario politico milanese che ormai è concorde nel ritenere che l’unico problema della città sia la sicurezza

La mozione bipartisan presentata il 19 giugno ha rimescolato le carte della politica milanese ed è un bel paradosso che tale passaggio avvenga proprio nell’affrontare il problema dei reietti tra i reietti, ovvero gli zingari. Eppure, probabilmente, così paradossale non è, poiché proprio sui Rom si possono assumere posizioni, soprattutto da parte del centrosinistra, che su altri temi si avrebbe problema e timore solo ad accennare.
Così appena dopo il richiamo sulla sicurezza pronunciato del Presidente della Provincia, ecco arrivare in Consiglio comunale una mozione presentata dall’Ulivo ma sottoscritta anche da alcuni consiglieri di maggioranza e tesa in buona sostanza a chiedere l’introduzione del numero chiuso per i Rom.
Non era la prima volta che tale richiesta arrivava dalle parti di Palazzo Marino: a metà aprile, nel periodo di massima tensione tra l’Assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli, da una lato e AN e una parte di FI dall’altro circa la strategia messo in atto dalla Giunta per affrontare la presenza dei nomadi, furono proprio i consiglieri di Alleanza Nazionale e i più intransigenti di Forza Italia a chiedere l’applicazione del numero chiuso per i Rom. Tant’è che oggi tra i banchi di AN in Consiglio comunale si parla non solo della sinistra che dopo anni si è resa conto del problema ma soprattutto di sconfitta della ‘linea Moioli’: “Diciamo che la linea di AN è diventata la linea dell’Assessore, la quale si è resa conto –come ci conferma un autorevole esponente di AN– che il suo approccio morbido non risolveva il problema bensì lo aggravava.”
Allo stesso modo anche nel centrosinistra, sebbene tutti –ovviamente escluso lo sparuto drappello di coloro che la mozione non l’hanno votata– facciano pubbliche dichiarazioni di concordia, gli eventi dell’ultima settimana sembrano aver provocato non pochi mal di pancia, anche perché le coincidenze temporali sono abbastanza evidenti per far ritenere ai malevoli che la svolta ‘law & order’ dell’Ulivo e di gran parte dell’Unione sia maturata anche grazie al lievito proveniente dalle parti di via Vivaio.
Come dicevamo può sembrare singolare, ma è indubbio, che assetti politici non secondari si ridisegnino proprio su come affrontare il problema Rom; ma, data la portata simbolica del tema e la centralità della issue securitaria, non deve stupire, anzi. D’ora in poi sappiamo qual sarà il terreno di gioco della lunga competizione elettorale per la Provincia che possiamo considerare già aperta.
Sul terreno rimangono però i problemi e le possibili soluzioni che mancano.
La mozione non ne indica né sul fronte delle politiche di integrazione né su quelle abitative. Le richieste sottoscritte in modo bipartisan sono la ricollocazione in aree adeguate e controllate –"strettamente sorvegliate dalle forze dell'ordine" come sottolinea l'ulivista, nonché ultimo segretario cittadini dei DS che furono il PCI, Pierfrancesco Majorino nell'intervista che potete ascoltare– e lo stanziamento di fondi governativi per fronteggiare l'emergenza Rom.
Ovvero l'ammissione, da parte di quasi tutta la sinistra –il centrodestra lo ha sempre sostenuto ed oggi agisce coerentemente con le posizioni che ha sempre tenuto–  che la presenza dei nomadi (che nel caso dei rumeni in origine tali non sono, poiché provengo da un processo di sedentarizzazione durato per almeno quattro decenni) non può che essere trattata come un problema di ordine pubblico che non esce dalla logica dei campi.
Campi che nonostante le intenzioni sottoscritte da quasi tutto il Consiglio comunale, non possono essere realisticamente ricollocati da nessuna parte poiché come insegna il caso di Opera in qualsiasi Comune si ventilasse l'ipotesi di costruire un campo rom per quanto piccolo, sorvegliato e garantito da "patti di legalità" e simili, in men che non si dica la cittadinanza si ritroverebbe sulle barricate. E questa  volta a dare vita a presidi, o peggio, non sarebbero solo i militanti di Lega e AN ma assai probabilmente anche quelli del centrosinistra.

B.P.
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