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 notiziario 241 del 14-05-2007

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IL MONDO È CAMBIATO, MILANO È ANCORA ALLE PRESE CON LA GRONDA NORD
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IL MONDO È CAMBIATO, MILANO È ANCORA ALLE PRESE CON LA GRONDA NORD
Un progetto vecchio di cinquant’anni incombe col suo carico di traffico sul quadrante nord della citta’


Ascolta le interviste audio sulla Gronda Nord:
Intervista a Felice Besostri, avvocato del "Comitato contro la Gronda Nord"
Intervista a Fausto Moretti, coordinatore del "Comitato contro la Gronda Nord"

Il progetto della famigerata Gronda Nord ha origini antiche. A Milano i primi tentativi di pianificazione della strada a quattro corsie che vorrebbe tagliare trasversalmente per 11km la parte settentrionale della città risalgono almeno al 1953. Un semplice dato che avrebbe dovuto -e dovrebbe- suscitare i dubbi delle Amministrazioni milanesi recenti -e presente- che dopo più di cinquant'anni, con una città che ha vissuto il boom economico, la crescita demografica, la terziarizzazione avanzata della sua economia, ha visto evolvere contemporaneamente le proprie esigenze, prime fra tutte quelle viabilistiche.
Ad esse è legato l'intero sistema del trasporto che è di importanza fondamentale per la logistica e non di meno per la qualità della vita dei cittadini: gli enormi e irrisolti problemi di traffico e inquinamento urbano sono sotto gli occhi di tutti e hanno radici che affondano anche nella mancanza di una visione moderna della città che sappia ispirare un impegno politico lungimirante. Ma se la richiesta di una progettualità innovativa appartiene ormai al campo dei sogni dei milanesi, converrebbe almeno che la prima istituzione cittadina si facesse carico di elaborare decisioni al passo coi tempi invece di mostrare tutta la sua pigrizia reiterando vecchie e inadeguate risposte ai problemi più preoccupanti per il futuro della città.

La Gronda Nord è un esempio di quel genere di risposte. Prevista dai piani regolatori risalenti addirittura al 1933, aggiornato nel 1956, veniva riesumata all'inizio degli anni '80 con la motivazione di voler scaricare sulle periferie il traffico convergente verso i nodi già congestionati di Loreto, Zara, Melchiorre Gioia e Maciachini e allo stesso tempo creare un collegamento Est-Ovest, dalla testa di Viale Certosa (Uscita A4 e Tangenziale Ovest) a Cascina Gobba (Tangenziale Est).
Il tracciato avrebbe attraversato le circoscrizioni 20, 8, 9, 10 (secondo la vecchia ripartizione zonale), i quartieri ad alta densità abitativa di Quarto Oggiaro, Bovisasca, Affori, Niguarda, Greco, Gorla, Precotto e Crescenzago, fino a coinvolgere i Comuni di Sesto S.G., Cologno Monzese, Vimodrone, ecc. Ai tempi si opposero i Consigli di Zona e i Comitati dei Cittadini, che da allora continuano a vigilare attentamente su ogni iniziativa della Giunta e su ogni movimento cantieristico tendente a riproporre quella che veniva ormai definita una vera e propria “autostrada urbana”.
Il progetto fu ripreso alla fine dello stesso decennio sotto il mutato nome di strada “interperiferica”. La sostanza però era la stessa e incontrava sempre le resistenze dei residenti, che pur accogliendo la necessità di collegamenti intercittadini (propongono da tempo un sistema meno invasivo e che dissuada dall'utilizzo del mezzo privato), sono tuttora allarmati dalla possibilità che possa realizzarsi una strada a quattro corsie, di fatto a scorrimento veloce e che, una volta legata alle autostrade e alle tangenziali, finirebbe per portare sotto i loro nasi un traffico “parassitario” dell'ordine di 5.000 vetture l'ora.
Negli anni '90 la giunta leghista riesce quindi a dare il via alla costruzione dell'attuale Strada Interquartiere Nord (SIN) sulla falsa riga della stessa Gronda Nord, dove stavolta l'accento cadeva sulla necessità di creare un collegamento “interquartiere” tra le zone interessate. La logica di costruzione della SIN questa volta prevedeva una realizzazione a pezzi, che oltre a costituire un espediente di mascheramento del progetto precedente registrava l'introduzione opportunistica di alcuni spazi di verde da collocare nelle ex-aree industriali dismesse. Inutile dire che i cittadini non hanno abboccato, anche perché un'opera siffatta porterebbe una decisa svalutazione dei beni immobili di carattere residenziale.
Da allora, più o meno, nulla è cambiato. Ci sono state alcune leggere variazioni (vere e proprie modifiche ad hoc al piano regolatore che non prevedono una decisione consiliare) e la ex-Gronda Nord pur avendo perso l'unitarietà dell'antico progetto, è stata soltanto frammentata in tanti piccoli spezzoni con l'idea di sottrarsi anche alle regole imposte dall'Unione Europea. Inutile dire che, ove venissero portati a compimento quei tratti, e una volta messi a progetto i collegamenti necessari, il puzzle dell'antica Gronda Nord sarebbe “bello” e ricomposto.

Testo, foto e audio

Fabio Davite

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