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IL MONDO È CAMBIATO, MILANO È ANCORA ALLE PRESE CON LA GRONDA NORD Un progetto vecchio di cinquantanni incombe col suo carico di traffico sul quadrante nord della citta
Il
progetto della famigerata Gronda Nord ha origini antiche. A Milano i
primi tentativi di pianificazione della strada a quattro corsie che
vorrebbe tagliare trasversalmente per 11km la parte settentrionale
della città risalgono almeno al 1953. Un semplice dato che
avrebbe dovuto -e dovrebbe- suscitare i dubbi delle Amministrazioni
milanesi recenti -e presente- che dopo più di cinquant'anni, con
una città che ha vissuto il boom economico, la crescita
demografica, la terziarizzazione avanzata della sua economia, ha visto
evolvere contemporaneamente le proprie esigenze, prime fra tutte quelle
viabilistiche.
Ad
esse è legato l'intero sistema del trasporto che è di
importanza fondamentale per la logistica e non di meno per la
qualità della vita dei cittadini: gli enormi e irrisolti
problemi di traffico e inquinamento urbano sono sotto gli occhi di
tutti e hanno radici che affondano anche nella mancanza di una visione
moderna della città che sappia ispirare un impegno politico
lungimirante. Ma se la richiesta di una progettualità innovativa
appartiene ormai al campo dei sogni dei milanesi, converrebbe almeno
che la prima istituzione cittadina si facesse carico di elaborare
decisioni al passo coi tempi invece di mostrare tutta la sua pigrizia
reiterando vecchie e inadeguate risposte ai problemi più
preoccupanti per il futuro della città.
La
Gronda Nord è un esempio di quel genere di risposte. Prevista
dai piani regolatori risalenti addirittura al 1933, aggiornato nel
1956, veniva riesumata all'inizio degli anni '80 con la motivazione di
voler scaricare sulle periferie il traffico convergente verso i nodi
già congestionati di Loreto, Zara, Melchiorre Gioia e Maciachini
e allo stesso tempo creare un collegamento Est-Ovest, dalla testa di
Viale Certosa (Uscita A4 e Tangenziale Ovest) a Cascina Gobba
(Tangenziale Est).
Il tracciato
avrebbe attraversato le circoscrizioni 20, 8, 9, 10 (secondo la vecchia
ripartizione zonale), i quartieri ad alta densità abitativa di
Quarto Oggiaro, Bovisasca, Affori, Niguarda, Greco, Gorla, Precotto e
Crescenzago, fino a coinvolgere i Comuni di Sesto S.G., Cologno
Monzese, Vimodrone, ecc. Ai tempi si opposero i Consigli di Zona e i
Comitati dei Cittadini, che da allora continuano a vigilare
attentamente su ogni iniziativa della Giunta e su ogni movimento
cantieristico tendente a riproporre quella che veniva ormai definita
una vera e propria “autostrada urbana”.
Il
progetto fu ripreso alla fine dello stesso decennio sotto il mutato
nome di strada “interperiferica”. La sostanza però
era la stessa e incontrava sempre le resistenze dei residenti, che pur
accogliendo la necessità di collegamenti intercittadini
(propongono da tempo un sistema meno invasivo e che dissuada
dall'utilizzo del mezzo privato), sono tuttora allarmati dalla
possibilità che possa realizzarsi una strada a quattro corsie,
di fatto a scorrimento veloce e che, una volta legata alle autostrade e
alle tangenziali, finirebbe per portare sotto i loro nasi un traffico
“parassitario” dell'ordine di 5.000 vetture l'ora.
Negli anni '90
la giunta leghista riesce quindi a dare il via alla costruzione
dell'attuale Strada Interquartiere Nord (SIN) sulla falsa riga della
stessa Gronda Nord, dove stavolta l'accento cadeva sulla
necessità di creare un collegamento “interquartiere”
tra le zone interessate. La logica di costruzione della SIN questa
volta prevedeva una realizzazione a pezzi, che oltre a costituire un
espediente di mascheramento del progetto precedente registrava
l'introduzione opportunistica di alcuni spazi di verde da collocare
nelle ex-aree industriali dismesse. Inutile dire che i cittadini non
hanno abboccato, anche perché un'opera siffatta porterebbe una
decisa svalutazione dei beni immobili di carattere residenziale.
Da allora,
più o meno, nulla è cambiato. Ci sono state alcune
leggere variazioni (vere e proprie modifiche ad hoc al piano regolatore
che non prevedono una decisione consiliare) e la ex-Gronda Nord pur
avendo perso l'unitarietà dell'antico progetto, è stata
soltanto frammentata in tanti piccoli spezzoni con l'idea di sottrarsi
anche alle regole imposte dall'Unione Europea. Inutile dire che, ove
venissero portati a compimento quei tratti, e una volta messi a
progetto i collegamenti necessari, il puzzle dell'antica Gronda Nord
sarebbe “bello” e ricomposto.
Testo, foto e audio
Fabio Davite
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