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 notiziario 239 del 17-04-2007

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QUANDO I CONTI NON TORNANO
Pochi metri quadri e pochi euro: la difficile vita di un fuori sede

Come risolvono il problema dell’alloggio in città le migliaia di studenti non residenti che frequentano gli atenei milanesi?
Ce n’è per tutti i gusti ma non per tutte le tasche.
Ce lo racconta Mario. Ha 24 anni, è di Pescara, da 3 anni vive e studia a Milano. Suo padre è
Un impiegato in banca, sua madre casalinga, il fratello ha 11 anni che fa la scuola media.
“Ho scelto Milano perchè mi sembrava la soluzione ideale - ci spiega - volevo sganciarmi dalla famiglia, scegliere una valida università e soprattutto una città in cui divertirmi, conoscere tante
persone, e in cui un giorno avrei potuto trovare un lavoro stabile e costruirmi una famiglia. Milano offriva tutto. Mi sono subito trovato bene. Il problema principale è stato quello della casa. Sapevo che i miei dovevano già sostenere un'importante spesa per mantenermi fuori, ed ero deciso ad adattarmi ad una soluzione economica.
Così ho scelto un alloggio presso l’università. Dividevo una stanza con bagno con un ragazzo tranquillo, ma con un difetto al quale non mi sono mai riuscito ad adattare: russava in maniera assordante. In più l’alloggio era veramente angusto; letto a castello, pochissimi scaffali e un armadio da dividere in due, con qualche problema a farci stare I vestiti di entrambi. La cucina era al piano, doveva bastare per una ventina di studenti; ogni sera c'era il rituale della coda per un fornello libero, così il più delle volte finivo col ricorrere a pratici ma deprimenti cibi in scatola, anche perchè le regole del convitto vietavano l'utilizzo di fornelletti elettrici nelle stanze.
Così, dopo un anno di notti in bianco e cene insipide, ho accettato di andare a dividere un appartamento con un amico. La casa era abbastanza carina, in una zona un pò periferica e distante dall'università ma molto vicina ad una stazione della metro. C’erano una camera da letto, un soggiorno, la cucina e il bagno.
Io mi sono sistemato nel soggiorno per ritagliarmi un minimo di privacy.
La cucina era nuova di zecca, e anche se  non era spaziosissima.
La comodità però costa cara: pagavo 500 euro al mese, esattamente il doppio dell'anno precedente. Dopo qualche tempo mi sono reso conto che per permettermi quella soluzione fino alla fine degli studi avrei dovuto integrare il mensile che i miei genitori erano in grado di passarmi con un lavoro part time, con conseguenti ritardi nella tabella di marcia. Per me è importante laurearmi nei tempi giusti, la mia è una famiglia con disponibilità economiche non illimitate.
Così da gennaio ho scelto la strada della “comune”.
Sono stato “cooptato” come sesto inquilino in un appartamento di quattro stanze più cucina e servizi. L’affitto costa 1450 euro al mese cui si aggiungono le spese che si aggirano attorno ai 100. Totale 1550 euro. Io ed altri 3 occupiamo le due doppie e ne paghiamo 210, le due persone
che hanno una stanza tutta per sè ne pagano 350. Nonostante
il prezzo, l'appartamento non è certo una reggia. Le stanze sono piccole, consentono un arredamento minimale.
Abbiamo aggiunto qualche poster colorato per coprire le macchie di muffa e le crepe
sulle pareti. Almeno la cucina è grande e qualche volta, quando abbiamo ospiti, ci mangiamo anche in dieci. L’atmosfera nei momenti di relax è piacevole, i ragazzi che vivono con me sono tutte persone simpatiche e con la testa sulle spalle.
Il problema è che difficilmente ci sono dei veri momenti di relax. La maggior parte di noi, nel weekend e durante le vacanze, torna a casa sua. Di conseguenza, se stiamo a Milano, significa che ognuno di noi ha diverse cose da fare: lezioni da seguire, libri da leggere, appunti da
trascrivere, ricerche da portare avanti.
Abbiamo tutti il cellulare, il che vuol dire una media di venti – trenta telefonate al giorno in arrivo, tutte ovviamente scandite da suonerie diverse.
Quasi tutti abbiamo il computer, ma, non disponendo del collegamento alla rete fissa, se vogliamo connetterci ad Internet dobbiamo portarlo in cucina, l’unico punto della casa dal quale si riesce ad usufruire del collegamento wireless di un vicino ignaro di essere considerato il nostro più grande benefattore. Così la sera la cucina sembra il modulo di un call center.
Per rigovernare la casa si fa a turno, abbiamo creato una tabella settimanale che stabilisce le diverse mansioni, anche se quasi mai l’appartamento risulta veramente ordinato e pulito.
Altra criticità è il bagno. Ce n’è uno solo e nelle ore di punta i minuti sono contati. Trattenersi in bagno anche trenta secondi più del previsto può essere causa di discussioni infinite. In più l'acqua calda, quando c'è, va e viene e il box doccia è veramente troppo piccolo, soprattutto per me che sono alto e ho qualche chilo in più. Anche studiare è un problema: di solito vado in biblioteca, perché in casa c’è sempre una quantità infinita di fonti di distrazione: la visita di qualche amico, una telefonata, un coinquilino che si fa un caffè, una radio accesa…
Il riscaldamento è centralizzato e nei mesi più rigidi fa davvero troppo freddo.
Nel week end i più vicini tornano in famiglia e io resto solo, al massimo in compagnia di un altro inquilino. Sono le volte in cui la casa, pur con i suoi divani sgangherati, i suoi armadi antidiluviani, le sue stoviglie sbreccate, mi sembra quasi confortevole.
Senz’altro la soluzione più funzionale era la seconda, l’appartamento per due.
Questa, che io chiamo della “comune” è bellissima dal punto di vista relazionale, ma faticosa.
Purtroppo è anche l’unica che mi posso permettere".

G.C.
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